La Storia secondo Barbero

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Alessandro Barbero, il 4 settembre ho assistito alla tua conferenza La (vera) storia di San Francesco in una piazza di Alessandria gremita all’inverosimile. Per chi ancora lo ignorasse, è doveroso tracciare a grandi linee il tuo profilo: sei uno storico, docente di storia medievale all’Università del Piemonte orientale, hai vinto nel 1996 il Premio Strega con il romanzo Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo, hai collaborato con Piero Angela, negli ultimi anni sei diventato una star del web grazie alla diffusione delle tue lezioni di storia al Festival della Mente di Sarzana, hai realizzato molti podcast nei quali hai ripreso e rielaborato i grandi temi della Storia, specie quella medievale. La scelta di dedicargli prima un libro e poi di portare in giro per l’Italia la biografia di san Francesco in occasione degli 800 anni dalla sua morte poteva o rivelarsi un flop, oppure scadere nella ripetizione della agiografia un po’ leggendaria del Poverello di Assisi, che parlava agli uccellini e ammansiva i lupi. Ciò che invece ci hai esposto, caro Alessandro, è stata una rivisitazione, basata su una rigorosa ricerca storica e sull’analisi critica delle fonti, della figura di Francesco. Le sue più antiche biografie furono scritte da frati che l’avevano conosciuto da vicino, ma questo non comporta che le informazioni di cui disponiamo su di lui siano sicure. I testimoni si contraddicono: da un lato non amavano rivelare come Francesco fosse stato un uomo pieno di durezze e di contraddizioni, dall’altro volevano presentare un santo perfetto, privo di dubbi e di amarezze. I suoi discepoli ci hanno raccontato, soprattutto attraverso la biografia scritta da Tommaso da Celano, un uomo tormentato, ma capace di gesti dolcissimi e di generosità illimitata. L’attenzione del tuo denso uditorio, caro Alessandro, non è mai calata: non sei ricorso ad alcun ausilio, né iconografico, né multimediale: il tuo carisma e le tue doti comunicative sono bastate a coinvolgere il pubblico. Ho apprezzato che la tua lectio fosse scevra da quella serpeggiante spocchia che ho talvolta riscontrato nei tuoi interventi televisivi. Ti sei presentato non come cattedratico: sembravi uno studente, certo un po’ attempato, che fosse capitato per caso in un gruppo di persone e avesse iniziato a dissertare di un argomento interessante. Caro Alessandro, ci hai trasmesso di essere un uomo che con perizia appassionata indaga il passato per comprendere meglio il presente. Non è forse questo il fine della conoscenza della Storia?

silviamalaspina [at] gmail.com

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