Immigrati che ci fanno crescere

Visualizzazioni: 12

Di Cesare Raviolo

La presenza degli immigrati nel nostro Paese è spesso oggetto di sommarie valutazioni negative, frutto di visione superficiale e stereotipata del fenomeno. Poco si parla del contributo che, con il loro lavoro, forniscono alla crescita italiana. Sono 2,5 milioni (10,7% del totale) i lavoratori stranieri, di cui il 61,6% extra UE (dati MLPS). Il Rapporto sull’Economia dell’Immigrazione 2025 della Fondazione Leone Moressa (CGIA Mestre) offre i dati per una lettura diversa e soprattutto realistica. L’Italia, come altri Paesi europei, registra, da anni, un fortissimo calo demografico, che genera un’uscita dall’età lavorativa molto più alta dell’entrata e provoca un deficit di sostituzione nel mondo del lavoro di circa 250 mila unità annue. Quindi i lavoratori stranieri sono una risorsa: vanno a fare lavori che gli Italiani non hanno tempo di fare o non vogliono più fare. Secondo l’Inps, a fronte del 39,6% di occupati italiani in professioni qualificate o tecniche, gli stranieri sono il 9,1%; essi si trovano principalmente tra operai e artigiani (31,7%) e nelle attività meno qualificate (29,4%), mentre cresce il numero delle imprese a guida straniera (10,6% del totale). I settori a più alta presenza straniera sono: l’agricoltura con il 18% del valore aggiunto prodotto dalla forza lavoro straniera, l’edilizia con un’incidenza del 16,4% e il comparto alberghi e ristorazione, dove gli immigrati generano circa il 12,5% del valore aggiunto totale, senza calcolare i servizi collettivi e domestici di assistenza e cura della persona, assicurati per oltre il 30% dalle e dai “badanti”. Nel 2023 il 90% degli stranieri che può lavorare legalmente, ha prodotto un saldo fiscale positivo per 1,2 miliardi di euro, mentre il peso sulla spesa pubblica dell’immigrazione regolare si è fermato al 3,5%. Non solo: a causa della struttura demografica della popolazione straniera (età media di 36,1 anni contro i 47,1 degli Italiani), gli immigrati incidono pochissimo sul welfare, con una media del 3,5%, scendendo sotto l’1% alla voce pensioni e sotto il 5% alla voce sanità, le due spese più consistenti. Inoltre, i lavoratori non comunitari percepiscono, in media, retribuzioni inferiori rispetto agli Italiani (-32,6%) e patiscono più infortuni sul lavoro (23,1% del totale). Dunque, i lavoratori stranieri non solo contribuiscono all’economia italiana, ma sono necessari a tenere in piedi interi settori. Se l’impatto del fenomeno nel suo insieme è positivo, la sfida principale resta senza dubbio quella dell’integrazione.

raviolocesare [at] gmail.com

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *