Il “sommerso” è una vera piaga

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Di Cesare Raviolo

L’economia sommersa costituisce, purtroppo, una fetta significativa dell’economia italiana. Un recente studio realizzato da Censis e Confcooperative evidenzia le dimensioni del fenomeno che frena la crescita del Paese: 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil (Prodotto Interno Lordo). Infatti, il sommerso da lavoro (2.275.000 i lavoratori irregolari) nei suoi vari aspetti (salari miseri, niente tasse, niente contributi previdenziali, niente accantonamento del Tfr) produce un’evasione di 77,2 mld (+4% rispetto al 2019). I salari ridotti sottraggono risorse consistenti ai consumi interni, penalizzando la crescita della domanda aggregata e, quindi, del Pil. Ancora maggiore l’evasione fiscale che, nell’era della digitalizzazione, costituisce un autentico scandalo. Il report CensisConfcooperative informa che essa ammonta a 108,2 mld (addirittura +21,6% sul 2019) ed è frutto soprattutto di sottodichiarazioni. Imprese, professionisti e lavoratori autonomi dichiarano al fisco meno di quan- to guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva. Sono 108 i miliardi sottratti al welfare, di cui però anche gli evasori usufruiscono. Altri 12,2 mld vengono tolti all’erario da affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona. Dunque, l’evasione fa mancare allo Stato le risorse ne- cessarie per finanziare un welfare sempre meno pubblico e universalistico e sempre più privato e individualistico e per pagare pensioni dignitose. Le conseguenze del sommerso ricadono su tutti i cittadini, ma anche sulle imprese che agiscono correttamente e che subiscono la concorrenza sleale di chi, invece, viola le regole, si sottrae al dovere fiscale, non paga il dovuto ai dipendenti, non versa i contributi previdenziali. La politica economica attuale non sembra interessata a contrastare il fenomeno. Il recentissimo Documento programmatico di finanza pubblica si limita a definire la cornice macroeconomica entro cui sarà disegnata la manovra: crescita del Pil all’1% nel 2026 e allo 0,8 nel 2027, debito pari al 138,5% del Pil nel 2027 e deficit atteso al 2,9% nel 2026; rinvia alla legge di bilancio (da approvare entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio) le misure principali previste dalla manovra: estensione del taglio della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 60.000 euro, “flat tax” al 5% per gli incrementi salariali dei giovani, la conferma del bonus casa al 50% per le prime abitazioni. Nulla di nuovo sotto il sole.

raviolocesare [at] gmail.com

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