La cultura di Wanna

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Dario Nanni, consigliere del Gruppo Misto di Roma Capitale, sei stato coinvolto in una vicenda che pare uscita dalla sceneggiatura di una commedia dell’assurdo. Come è ormai ben noto, hai richiesto la concessione della Sala della Promoteca del Campidoglio per una premiazione organizzata il 23 settembre dalla casa editrice Edizioni Cento. Tra i premiati ecco spuntare nientepopodimeno che l’ex ruggente imbonitrice di televendite Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile. A Wanna è stato consegnato un riconoscimento per il ricettario La verità è che io cucino così, mentre Stefania ha ottenuto il Pic (nulla a che fare con le famose siringhe del “Già fattooo?”), cioè il Premio Internazionale della Cultura per l’imperdibile caposaldo letterario Vendere cara la pelle. Tu, caro Dario, travolto dalle polemiche, hai tentato di riparare: «Non ero a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala». Ecco ripresentarsi la solita incancrenita prassi italica della mano destra che ignora ciò che fa la sinistra. Non credi, caro Dario, che sarebbe stata un’idea carina gettare una sbirciatina all’elenco dei premiati, prima di chiedere la concessione di una delle più prestigiose sale del Campidoglio? Per non parlare dell’ente promotore del premio, che non poteva ignorare chi fossero le due signore in questione e quali vicissitudini giudiziarie avessero attraversato, anche in tempi molto recenti. Oltre al danno, la beffa. Wanna, con il medesimo piglio con il quale pubblicizzava lo scioglipancia che avrebbe eliminato tutto il “flassi- do” dall’addome delle telespettatrici, ha dichiarato: «La vita è davvero strana, da una cella in galera ti ritrovi in Campidoglio, osannata, piena di complimenti, di applausi e di abbracci. Il Campidoglio non è per tutti». Vero, il Campidoglio non è per tutti, tanto meno avrebbe dovuto esserlo per loro. Non perché non si deb- ba concedere una seconda occasione a chi abbia pagato il proprio debito con la giustizia, ma perché madre e figlia non hanno mai mostrato il minimo pentimento per i raggiri milionari di cui sono state promotrici, irridendo addirittura le sprovvedute persone cadute nella loro rete truffaldina. Quindi, caro Dario, il tuo “Non sapevo” anziché placare gli animi, ha evidenziato le falle di un sistema istituzionale che andrebbe modificato. E come finale tragicomico possiamo dire che la più coerente è stata Wanna, fedele al suo (contestabile) personaggio da cinquant’anni.

silviamalaspina [at] libero.it

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