Debito in crescita, economia ferma

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Di Cesare Raviolo

Mentre l’economia arranca, la finanza pubblica migliora. A fronte, infatti, di una crescita in termi- ni reali (al netto dell’inflazione) del Pil (Prodotto Interno Lordo) dello 0,5% nel 2025 e dello 0,7% nel 2024, il deficit (differenza tra entrate e uscite) è stato pari a 73,9 miliardi di euro nel 2024 e a 69 mld nel 2025. La spesa pubblica è scesa dai 1.130,0 mld del 2024 ai 1.065,70 dell’anno successivo. Purtroppo, però, non c’è da rallegrarsi. Nonostante la riduzione della spesa, il debito pubblico, a maggio, ha toccato quota 3.181,112 mld, con un aumento di 69,122 mld (+2,22%) rispetto al mese di gennaio. In confronto a ottobre 2022, l’aumento è stato pari a 411,033 mld (+14,83%) per cui il rapporto debito/Pil dell’Italia che, nel 2025, era pari al 137%, è previsto in crescita nel 2026 fino a quota 138%, il più alto d’Europa, superiore anche a quello della Grecia (136%). È pur vero che il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha più volte affermato che le misure di politica economica erano e sono volte non tanto a sostenere l’economia reale, quanto a garantire la stabilità dei conti, per mantenerli in linea con i vincoli del Pat- to di Stabilità UE e tentare di uscire dalla procedura per deficit eccessivo, ma questo obiettivo non è stato raggiunto e il rapporto deficit-Pil nel 2025 è rimasto al 3,1%. La politica economica italiana ha assunto un carattere restrittivo; nonostante l’apporto di risorse del Pnrr per 194,4 mld, è diminuito il peso della spesa pubblica, che già non brilla per efficienza ed efficacia. Ne hanno inevitabilmente risentito, negli ultimi due anni, la domanda aggregata e, di conseguenza, il Pil. Alcuni Paesi sono riusciti a ridurre il deficit proprio grazie a una forte crescita del Pil: è stato il caso di Spagna (+2,8%) e Paesi Bassi (+1,8%). La mancata riduzione del deficit dell’Italia, che pure ha registrato per anni avanzi primari, è proprio dovuta alla bassa crescita. D’altra parte la riduzione del debito richiede una giusta combinazione tra politiche volte al contenimento della spesa pubblica, che favoriscono anche la discesa dei tassi d’interesse, e politiche espansive per sostenere la crescita del Pil; l’obiettivo è raggiunto se queste politiche, peraltro di non facile realizzazione, vanno di pari passo. La crescita deve essere supportata non dalla creazione di deficit e di debito, ma da riforme strutturali che aumentino la produtti- vità dell’economia. Lo studio estivo basterà per recuperare a settembre?

raviolocesare [at] gmail.com

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