«Una sfida che riguarda l’uomo e ha a che fare con Dio e con la fede»

Visualizzazioni: 20

Il convegno. Educazione e umanità nell’Intelligenza Artificiale: ne hanno parlato a Tortona Giovanni Tridente e Giorgia Brambilla

DI DANIELA CATALANO

Le nuove sfide e le opportunità dell’Intelligenza Artificiale sono state al centro dell’interessante convegno che si è svolto nel pomeriggio di venerdì 20 marzo nella sala della Fondazione CR Tortona, organizzato dalla Diocesi in collaborazione con il liceo “G. Peano” e con il patrocinio del Comune di Tortona, alla presenza del vescovo Mons. Guido Marini e dell’assessore comunale all’Istruzione, Anna Sgheiz. A introdurre i relatori sono stati don Francesco Larocca, vicario generale, e Luisa Iotti della Commissione diocesana per la cultura, che hanno ricordato ai numerosi partecipanti che il convegno era valido anche come corso gratuito di formazione per i docenti, in quanto accreditato sulla piattaforma S.O.F.I.A. del M.I.M. Ad affrontare il tema sono stati invitati Giovanni Tridente, giornalista, professore associato di Analisi dell’Informazione presso la facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, dove è anche direttore di Comunicazione e docente di Teoria e pratica dell’argomentazione scritta e Giorgia Brambilla (in collegamento video), docente di Bioetica nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e di Teologia Morale alla Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) di Roma. Tridente ha iniziato la sua riflessione analizzando la genesi dell’Intelligenza Artificiale: è del 1950 l’articolo del matematico inglese Alan Turing che descrive un modo per capire quando una macchina può essere definita “intelligente”. Dal 2022, però, il processo è evoluto in modo rapido e vertiginoso e ha posto nuovi interrogativi a livello educativo e formativo. Tridente ha individuato due elementi importanti per superare la diffidenza verso l’Intelligenza Artificiale che sono la comprensione tecnica del mezzo e l’educazione critica al suo utilizzo. L’IA, infatti, non replica la coscienza umana, ma è capace di imitare il linguaggio e generare contenuti basandosi su enormi depositi di conoscenza preesistente. Come ha chiarito il relatore, è fondamentale la distinzione cruciale tra l’agire della macchina, priva di reale intendimento, e il capire dell’essere umano, cui spetta sempre il compito della verifica finale e della validazione semantica. «Ogni innovazione tecnologica porta sempre con sé nuove opportunità ma anche qualche problema, perché uno strumento in sé ha sempre questa doppia inclinazione al bene o al male, ma non è responsabile e non ha un’etica. – ha dichiarato il docente – Dipende sempre da come noi lo utilizziamo». Per quanto riguarda le opportunità pedagogiche, Tridente ha suggerito che l’IA può trasformare la didattica da una trasmissione passiva a un’esperienza di apprendimento personalizzato e creativo, purché ci si concentri sul processo cognitivo anziché sul solo risultato finale. «La vera rivoluzione – ha affermato – è che l’educazione non sarà più una fase della vita, un percorso che si conclude, ma parte integrante della vita adulta, personale e professionale: avremo percorsi di apprendimento flessibili, adattabili anche al di fuori della scuola tradizionale». Citando Papa Leone XIV, il professore ha ribadito che «il nostro atteggiamento nei confronti della tecnologia non può mai essere ostile perché il progresso tecnologico fa parte del piano di Dio della creazione, ma chiede discernimento sia sulla progettazione didattica, sia sulla valutazione, sulle piattaforme, sulla protezione dei dati e sull’accesso equo». Giorgia Brambilla ha iniziato il suo intervento spiegando ai presenti che viviamo in un tempo “onlife”. Secondo Luciano Floridi, ideatore di questa espressione, «non esiste oggi una vita online e una vita offline, ma solamente una vita onlife, perché siamo perennemente connessi» e questo fenomeno può aprire derive assai problematiche sotto il profilo antropologico ed etico. La docente ha analizzato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla società contemporanea, evidenziando il passaggio da una democrazia partecipativa a una “algocrazia” dominata dal controllo invisibile dei dati e ha parlato di “dataismo”, ovvero del fenomeno che riduce gli esseri viventi a dati e il mondo a un ecosistema popolato da esseri umani, macchine, algoritmi e interazioni continue che frammentano la capacità umana di pensiero riflessivo. Brambilla ha citato il popcorn brain, «cioè una mente che, abituata a milioni di stimoli, perde la capacità di sostare su un singolo pensiero. Quindi come i chicchi di mais in una padella, i nostri pensieri saltano senza controllo da un dato a un altro. Non conosciamo più la calma che necessita il pensiero riflessivo, abbiamo dimenticato la differenza tra cosa significa pensare e cosa significa correlare dei dati». «Le intelligenze artificiali non sono degli avversari evolutivi dell’uomo, – ha proseguito la docente – ma degli strumenti che devono essere pensati come cooperativi alla persona. L’obiettivo è offrire all’uomo una migliore possibilità di cognizione». Occorre riaffermare la centralità della conoscenza umana che è un unicum e promuovere «una responsabilità morale che orienti il progresso tecnologico al bene comune, impedendo che la tecnica diventi l’unico orizzonte di senso a scapito della libertà e del mistero della persona». Mons. Guido Marini, in conclusione del convegno, dopo aver ringraziato i relatori, ricordando un discorso di Papa Leone relativo all’Intelligenza Artificiale, ha posto l’accento sull’aspetto della dimensione antropologica, ripresa anche dai due docenti e sul pericolo che l’IA possa porsi in contraddizione con la dignità umana. «Si tratta di una sfida che riguarda l’uomo perché è l’uomo che tratta l’aspetto della tecnologia che è l’IA». La dimensione antropologica, dunque, non deve essere persa di vista nella misura in cui «tutto ciò che favorisce l’uomo nella sua dignità è ben accetto». La sfida che si presenta «ha a che fare con Dio e con la fede, perché soltanto in Dio e soltanto nella fede l’uomo ritrova se stesso compiutamente, il vero uomo nuovo, quello che non è autonomo, quello che non si costruisce da solo, ma si riconosce dipendente». Solo comprendendo questo è possibile accettare l’Intelligenza Artificiale oggi, nella quotidianità della nostra vita.

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *