Vi auguro di… annoiarvi

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Di Silvia MalaspinaCaro il mio Daniele Novara, da sempre ti apprezzo come pedagogista poiché i tuoi consigli sono improntati al buon senso, non propongono soluzioni utopiche, ma adattabili al quotidiano. Uno dei tuoi più recenti interventi riguarda l’annoso problema dei compiti delle vacanze: sui social hai postato senza mezzi termini: “Sono contrario ai compiti tout court”. La questione è di stretta attualità: anche se le scuole sono terminate da tempo, è con il mese di agosto che le famiglie si ritrovano nella loro interezza per trascorrere qualche giorno di relax, con l’auspicio di poter staccare dalla consueta routine. Ma una spada di Damocle incom- be sul capo di chi abbia figli in età scolare: l’evasione della pratica compiti delle vacanze, perché, si sa, dopo Ferragosto inizia un’inesorabile e rapida discesa verso l’inizio delle scuole. Tu, caro Daniele, consigli di sostituire gli esercizi tradizionali con esperienze pratiche, poiché i mesi lontani dai banchi rappresentano un’occasione d’oro per l’apprendimento motorio e sensoriale. Via libera, quindi, allo sport, al cimentarsi in attività inusuali, tipo fare giardinaggio o cucinare una torta, alle escursioni nella natura. Per chi cerca la tranquillità, la lettura rimane un pilastro fondamentale. È il momento ideale, come suggerisci, per organizzare una gita in libreria o in biblioteca. Dulcis in fundo, ecco la tanto temuta e vituperata noia, che può generare riflessione e approfondimento. Non ti sembra, caro Daniele, che questo andrebbe applicato anche a noi adulti? Per la maggior parte dell’anno non solo abbiamo la vita organizzata come una tabella di Excel, ma tendiamo ad applicare lo stesso perverso metodo anche alle giornate dei bambini, inseguendo un modello performante che spes- so ci fa apparire emuli dei danteschi ignavi, alla rincorsa perenne e affannosa di una banderuola. Se, come tu stesso consigli, superassimo in queste imminenti ferie quell’horror vacui che ci porta a condensare in due settimane molteplici attività nell’illusione che ci rigenerino, ma che spesso ci fanno rientrare al lavoro più stanchi di prima? Non sarebbe utile fermarsi senza fare assolutamente nulla, lasciando scorrere i pensieri, fluire le emozioni, esplodere i sentimenti e ricaricare la nostra anima? Pur non ambendo a praticare l’otium di filosofica contemplazione suggerito da Seneca, potremmo tutti – piccoli, medi e grandi – abbandonare la frenesia del divertimento all’insegna del morettiano “esco, faccio cose, vedo gente” per rivalutare il nostro benessere, quello vero e autentico.silviamalaspina [at] libero.it

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