Quando le imprese non crescono
Di Cesare Raviolo
Il sistema imprenditoriale costituisce uno dei punti nevralgici di un’economia. Spetta, infatti, alle imprese l’esercizio e l’organizzazione delle attività eco- nomiche, la produzione di beni e servizi, l’assunzione e retribuzione della manodopera; se le imprese aumentano di numero, è probabile che anche l’economia nel suo complesso migliori. Al riguardo sono utili i dati di Unioncamere e Infocamere ricavati dai procedimenti amministrativi del Registro delle Imprese, tenuto dalle Camere di Commercio. A fine 2025 risultavano registrate oltre 5,8 milioni di imprese con un incremento dello 0,96%, al netto delle cessazioni d’ufficio delle posizioni non movimentate da almeno tre anni. La tendenza ha interessato soprattutto servizi finanziari, immobiliare e turismo, ma è stata negativa per agricoltura, commercio e attività manifatturiere. Tale percentuale è la risultante di andamenti differenziati sia a livello di macro-ripartizioni territoriali, sia di regioni, sia di province.Le macro-ripartizioni geografiche hanno chiuso il 2025 con il segno “più”. Il Centro (+1,20%) è risultata l’area più dinamica, seguita da Sud e Isole (+1,07%) e dal Nord-Ovest (+1,00%); più contenuta (+0,46%) la crescita al Nord-Est. Tra le regioni, il Lazio risulta la più vivace con un tasso di crescita del 2,07%, seguito dalla Lombardia (+1,41%) e dalla Sicilia (+ 1,34%); più staccato il Piemonte (+0,29%). A livello provinciale, le performance migliori in termini di tasso di crescita spettano a Roma (+2,54%), Milano (+2,37%) e Siracusa (+2,11%). Andamenti meno favorevoli per le province della Diocesi di Tortona: Pavia con un più 0,63% figura al quarantatreesimo posto su 105 enti provinciali rilevati da Unioncamere, Genova è al sessantasettesimo (0,35%) e Alessandria al novantottesimo, con un saldo negativo (0,33%). L’analisi per natura giuridica evidenzia un saldo positivo annuale per le spa e le srl – società di capitali (+3,48%) e un incremento marginale (+0,04%) per le imprese individuali; diminuiscono le snc e le sas – società di persone (-1,39%); tale andamento è sintomatico della tendenza dei soci alla limitazione della propria responsabilità. Purtroppo, la sola crescita di appena un punto percentuale appare poca cosa e insufficiente ad alimentare l’auspicata inversione di tendenza della nostra economia. Non bisogna dimenticare che il 2,7% delle imprese avviate nel 2025 ha cessato l’attività nello stesso anno, riducendo ulteriormente l’impatto dell’imprenditoria sul sistema economico nazionale.
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