Terre d’Oltrepò: adesso in pochi portano la loro uva

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Per salvare la vendemmia ci sono le proposte di Losito e Guarini e di Torrevilla

BRONI – Il mondo vinicolo continua a soffrire e si guarda con preoccupazione alla situazione di Terre d’Oltrepò, anche se non mancano le buone intenzioni da parte di altre realtà del territorio oltrepadano, pronte a lanciare un “salvagente”. Il Gruppo Collis Veneto Wine Group aveva proposto le adesioni per la prossima vendemmia, ma la risposta non è stata soddisfacente, anche se è ancora possibile consegnare le proprie pre-adesioni. Rispetto alle scorse settimane, quando si parlava di 70-80 mila quintali di uva, si è passati a 100, ma non sarebbero comunque sufficienti ad assicurare la sostenibilità del piano aziendale considerando la struttura attuale della cantina che comprende tre stabilimenti e conta oltre 50 dipendenti. In passato si era arrivati a pigiare fino a 500 mila quintali, numeri ben lontani dall’oggi. Da parte di Collis non si nasconde una certa amarezza, perché evidentemente si sperava in una risposta più importante, ma comunque non si esclude di studiare un piano alternativo per la vendemmia. Al momento, tuttavia, mancano delle certezze, perché non è detto che il piano B veda ancora l’intervento di Collis. I commissari vogliono capire anche le motivazioni che hanno portato i viticoltori a non aderire al progetto. Intanto l’azienda vinicola Losito e Guarini di Redavalle, che nei mesi scorsi aveva presentato una manifestazione di interesse per Terre d’Oltrepò, senza inizialmente ricevere riscontri, torna a ribadire che il suo interessamento ha sempre avuto esclusivamente finalità imprenditoriali e di sviluppo industriale e non di speculazione. «Il nostro interesse per Terre d’Oltrepò nasce esclusivamente da una visione imprenditoriale. Siamo convinti che questo territorio abbia grandi potenzialità e che, attraverso un confronto costruttivo tra tutti i soggetti coinvolti, si possano individuare progetti per valorizzare le produzioni, otti- mizzare i costi e rafforzare la presenza sui mercati. Losito e Guarini è pronta a mettere a disposizione esperienza, accesso ai mercati e una struttura produttiva in grado di garantire costi ottimizzati, contribuendo così a un progetto di sviluppo serio e sostenibile», si legge in una nota dell’azienda, che nel 2025 ha chiuso il proprio bilancio con un fatturato vicino ai 50 milioni di euro e guarda con attenzione a progetti che possano contribuire non solo alla crescita e alla valorizzazione del territorio, ma anche alla tutela delle sue risorse e al sostegno dell’economia locale. Anche la cantina sociale Torrevilla di Torrazza Coste e Codevilla sta seguendo con apprensione le vicende legate alla crisi che coinvolge la cooperativa Terre d’Oltrepò. Se il piano di rilancio della cantina bronese non dovesse concretizzarsi, infatti, Torrevilla è pronta a sedersi a un tavolo di lavoro territoriale per affrontare il problema. «Torrevilla non si è mai tirata indietro e anche questa volta vuole tendere una mano nei confronti dei produttori e del territorio. – sottolineano dalla cantina – Già lo scorso anno abbiamo accolto una cinquantina di produttori ex soci Terre Oltrepò, consentendo il conferimento delle loro uve. Torrevilla ha quasi raggiunto il limite massimo disponibile di ritiro uve, ma siamo pronti a trovare soluzioni per il bene dell’Oltrepò, chiaramente con operazioni che non devono danneggiare i nostri soci attuali. Se lo scopo è quello di salvaguardare l’Oltrepò vitivinicolo abbiamo idee che possono essere sviluppate».

Franco Scabrosetti

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