Vertice di Cipro: delusione europea

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Di Cesare Raviolo

L’esito del vertice informale dei capi di governo dei Paesi dell’Unione Europea, tenutosi recentemente a Ci- pro, è stato deludente: ancora una volta sono emerse profonde divergenze tra gli Stati su temi rilevanti (energia e bilancio 2028-34) che andrebbero trattati con maggiore unità d’intenti. Il caro energia è drammatico: il blocco di fatto dello stretto di Hormuz ha causato all’Ue un aumento di 25 miliardi di euro in appena 2 mesi, con inevitabili ricadute sui costi dei trasporti, di gran parte dei beni e servizi e con il rischio di una ripresa dell’inflazione. La Commissione europea ha giudicato adeguati i circa 300 miliardi mes- si a disposizione attraverso vari strumenti, perché 95 di questi non sono stati ancora utilizzati; l’Italia li ha ritenuti insufficienti e la Spagna ha auspicato un prolungamento del Recovery Plan. La presidente Ursula Von der Leyen ha respinto la proposta italiana di sospendere il Patto di Stabilità, procedura attivabile “solo in caso di una grave recessione economica dell’Eurozona o della Ue nel suo complesso. E fortunatamente non ci troviamo in questa situazione”. Posizioni divergenti sono emerse an- che in merito alla definizione del bilancio pluriennale per il periodo 2028-2034. Le ipotesi di tassazione delle imprese e le imposte sul tabacco sono state subito stoppate dalla Germania. Secondo il cancelliere tedesco «l’Europa deve cavarsela con i soldi che ha» e deve essere pronta a «ridurre le spese del bilancio Ue in altri ambiti». Sulle stesse posizioni di Berlino anche Scandinavi e Olandesi per i quali la proposta «è del tutto inaccettabile» sia per le dimensioni del budget (2.000 miliardi), sia per il contributo che verrebbe richiesto ai singoli Paesi. I cosiddetti “frugali” hanno bocciato anche il ricorso a un maggior indebitamento mediante l’emissione di Eurobond. Non è escluso però che singoli Paesi possano negoziare con Bruxelles una deroga nazionale per fare debito fuori dai vincoli Ue, come già richiesto purtroppo da 17 Paesi per aumentare la spesa militare. Del resto, il vertice di Cipro ha votato all’unanimità un prestito di 90 miliardi all’Ucraina, prestito che, per le condizioni alle quali è stato concesso, rischia di non essere rimborsato e dal quale si sono dissociate Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, con la conseguenza che gli altri 24 Stati pagheranno circa 3 miliardi di interessi annuali. L’Italia partecipa con 13 miliardi e sborserà oltre 430 milioni di interessi. Come la guerra, anche la divisione interna non paga! «La guerra divide, la speranza unisce» (Papa Leone XIV).

raviolocesare [at] gmail.com

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