Vendita del gruppo e sicurezza: ecco i nodi da sciogliere
Giovedì scorso a Taranto i sindacati dell’ex Ilva hanno affrontato i temi con i vertici aziendali
NOVI LIGURE – Salute e sicurezza, lavoro e decarbonizzazione. Sono questi i temi chiave ribaditi nuovamente dai sindacati nel corso dell’ultimo incontro convocato a Palazzo Chigi per discutere dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. L’incontro si è svolto pochi giorni dopo l’incidente mortale verificatosi lo scorso lunedì 2 marzo nello stabilimento di Taranto, e le 24 ore di sciopero proclamate in tutti gli stabilimenti del gruppo. Vittima un operaio di 36 anni, Loris Costantino che lavorava per conto di un’azienda di pulizie dell’indotto dello stabilimento pugliese, precipitato da un’altezza di oltre 10 metri a causa del cedimento di una griglia metallica nell’area Agglomerato. I rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanage hanno ribadito al Governo e ai commissari straordinari del gruppo Acciaierie d’Italia e del gruppo Ilva l’importanza di un piano straordinario per la salute e la sicurezza con le risorse necessarie. Nel corso di un secondo incontro sulla sicurezza che si è svolto all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto giovedì 12 marzo, alla presenza dei rappresentanti aziendali e dei funzionari del Ministero del Lavoro, i sindacati hanno ribadito la richiesta di costituire gruppi di lavoro e comitati di stabilimento area per area per l’analisi sulla sicurezza. Altro nodo cruciale, quello riguardante la vendita del gruppo. Durante l’informativa al Senato sul futuro del colosso siderurgico, il ministro delle Imprese del Ma- de in Italy Adolfo Urso ha rivelato che il gruppo indiano Jindal ha presentato una manifestazione di interesse per l’intero complesso siderurgico, con un piano industriale che garantirebbe il processo di piena decarbornizzazione. L’ingresso del gruppo indiano apre una nuova fase del negoziato già in corso con il fondo d’investimento americano Flacks. I sindacati hanno ribadito la loro posizione a riguardo: l’unica soluzione per garantire il futuro del gruppo rimane l’intervento pubblico nella gestione dell’azienda per dare avvio alla decarbonizzazione e garantire la continuità produttiva e l’occupazione. Intanto, a Taranto l’associazione “Genitori Tarantini” ha presentato un ricorso alla Corte d’appello di Milano affinché l’area a caldo dello stabilimento siderurgico pugliese venga fermata subito, senza che venga concessa alcuna proroga. Lo scorso 26 febbraio, infatti, il tribunale lombardo ha ordinato all’acciaieria tarantina di adeguare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, altrimenti dal prossimo 24 agosto dovrà sospendere la produzione nell’area a caldo.
Federica Riccardi

