Una storia ancora tutta da scrivere

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La Casa del Giovane ha festeggiato 40 anni dall’apertura del 23 febbraio 1986. L’anniversario alla presenza delle persone che hanno condiviso il lungo cammino

NOVI LIGURE – C’è una data per la città di Novi che profuma di memoria e contemporaneamente di futuro: il 23 febbraio 1986. Quarant’anni fa, prendeva vita la “Casa del Giovane”, un’istituzione capace di trasformare le antiche mura della filanda Casissa in un presidio di speranza e condivisione. Da quasi mezzo secolo, quegli spazi non sono più destinati alla produzione tessile, ma alla “tessitura” di legami umani e spirituali tra generazioni di ragazzi. Se il catechismo rimane il motore pulsante di questa realtà, attorno a esso gravita un universo di aggre- gazione e gioia che non ha mai smarrito la propria rotta, resistendo con vigore al logorio del tempo. L’identità della struttura è legata a doppio filo alla parrocchia di san Pietro, in un sodalizio che supera la semplice vicinanza geografica di via Roma per farsi comunione d’intenti. Questa visione profetica porta la firma indelebile di monsignor Pino Viano, indimenticato parroco di quel periodo, che seppe intuire una verità fondamentale: la fede deve camminare fianco a fianco con i giovani, offrendo loro luoghi dove l’incontro e lo svago possano trasfigurarsi in preghiera quotidiana e vita condivisa. Il cammino non fu privo di ostacoli, specialmente sul fronte economico, eppure la determinazione incrollabile del sacerdote e dei suoi collaboratori seppe trasformare il sogno in una solida realtà, grazie anche a una generosa rete di donazioni private. Oggi le targhe affisse alle pareti celebrano formalmente quella nascita, avvenuta solennemente alla presenza del vescovo Luigi Bongianino, ma non possono narrare appieno lo straordinario successo umano che continua a rinnovarsi nel sorriso di ogni ragazzo che varca quella soglia. Lo storico Andrea Scotto, che ha vissuto quegli spazi in epoche diverse, testimonia con emozione come la struttura sia divenuta nel tempo il baricentro di una “pastorale giovanile” innovativa, capace di dare frutti importanti non solo nella Chiesa, ma nella vita civile e culturale della città. Domenica 22 febbraio, la comunità si è ritrovata per “ricordare”, ovvero riportare al cuo- re questa storia. «Chi di voi era presente quarant’anni fa all’inaugurazione?» – ha chiesto don Massimo Bianchi, attuale parroco di san Pietro – Vedere tante mani alzarsi con orgoglio è stata la prova tangibile di un’appartenenza che non svanisce. Se don Pino Viano è il nome legato all’origine, la vita del centro è fatta di innumerevoli altri nomi che hanno donato tempo, mani e cuore. L’eredità spirituale di monsignor Pino e di don Livio Vercesi, attuale colonna portante della “Comunità Santa Teresa di Calcutta”, oggi appare più viva che mai». Dopo la Messa delle 10.30 sono stati davvero tanti quelli che si sono ritrovati nel grande salone della Casa del Giovane per celebrare l’anniversario. Nelle parole di don Livio, che ha raccolto il testimone da don Pino, del sindaco Rocchino Muliere e di Scotto è emerso il riconoscimento dei grandi valori che alla Casa del Giovane hanno trovato un luogo in cui incarnarsi e diventare storia di accoglienza, educazione, condivisione e servizio, i veri muri della struttura. «Guardando i volti presenti alla festa, – ha detto don Massimo – si scorgevano bambini, ragazzi e giovani pronti a raccogliere il testimone. Se 40 anni fa le generazioni presenti al taglio del nastro erano due, oggi sono diventate quattro. Il sogno, dunque, continua: ci sono ancora molte pagine di storia da scrivere, per noi e per chi verrà».

Vittorio Daghino

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