Kiev: rumore in sottofondo

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Di Ennio Chiodi

I boati delle esplosioni su Teheran e delle controffensive iraniane e il frastuono mediatico che accompagna una guerra di cui non si sentiva la mancanza, rendono sempre più fievole il suono della tragedia che da più di quattro anni si consuma nell’Ucraina aggredita e assediata dalla Russia di Putin. Ci si abitua. Come lo stillicidio di una goccia, il ronzio di un condizionatore, il traffico di una strada vicina, assorbiamo – di questi tempi – anche il rumore delle guerre degli altri: si trasforma col passare del tempo in un sottofondo cui non si fa quasi più caso. La scontro in Ucraina si allontana dai riflettori, ma le bombe cadono senza tregua, i giovani muoiono al ritmo di migliaia ogni settimana, città e villaggi vengono distrutti, intere famiglie cercano riparo dalle esplosioni e dalla disperazione, i bambini imparano a convivere con il dolore e con il terrore, ad ascoltare il fruscio dei missili che si avvicinano, a calcolare i secondi necessari a raggiungere il rifugio, ad accompagnare i nonni verso la salvezza. La Russia non bada a spese in termini di vite umane. Ridicoli avanza- menti territoriali di una guerra di logoramento e di posizione, costano un numero di morti cinque volte più alto di quelli ucraini, che sono comunque troppi. Una tragedia che si consuma nel silenzio del regime e della propaganda. Nella confusione e nel disorientamento che domina il mondo, crescono, tuttavia, anche le contraddizioni. Droni e missili iraniani forniti alla Russia per colpire l’Ucraina sono gli stessi usati oggi da Teheran per i suoi attacchi mirati. Diventa prezioso e appetibile per gli Stati Uniti e per i Paesi del Golfo proprio il “know-how” maturato dall’Ucraina, che quei droni e quei missili li ha combattuti senza tregua. Non servono grandi strateghi per realizzare che, al momento, di strategie se ne intuiscono ben poche. Se Trump e Netanyahu sanno davvero dove andare a parare, mantengono molto bene il segreto. In questo marasma c’è chi sui media italiani mette sullo stesso piano l’attacco all’Iran e l’aggressione russa all’Ucraina, alla faccia di ogni residuo di onestà intellettuale. A Kiev non si progettano ordigni nucleari, ma si è anzi rinunciato al possesso degli ex missili sovietici in cambio di garanzie di protezione da parte di Mosca. E se questa è protezione! L’Ucraina non alimenta il terrorismo internazionale e non finanzia milizie e gruppi che minacciano trasporti e confini altrui. A Kiev nessuno chiede la cancellazione dalla carta geografica di Israele o di altri Stati. In Ucraina non si sterminano decine di migliaia di giovani che chiedono un minimo di libertà e di dignità. Dimenticare Kiev, oggi, sarebbe un disastro che andrebbe ad accrescere l’angoscia e l’incertezza che ci accompagna.

enniochiodi [at] gmail.com

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