“Amare la pace disarmata e disarmante”
La giornata di preghiera e digiuno per la pace proposta dalla Cei per venerdì 13 marzo, alla quale aderisce anche la nostra Diocesi con il vescovo Mons. Guido Marini
DI DANIELA CATALANO
“L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie”. Inizia con queste parole la lettera che il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha inviato a tutti i vescovi italiani per promuovere una giornata di preghiera e digiuno che si terrà domani, venerdì 13 marzo. “Unendo la nostra voce a quella di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile», la Cei ha rivolto l’invito a tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso”. La Diocesi di Tortona e il vescovo aderiscono a questa importante iniziativa: Mons. Guido Marini pregherà per la pace venerdì 13 marzo alle ore 8 durante la Santa Messa nella cattedrale di Tortona e nel pomeriggio alle ore 18 durante la Via Crucis che sarà da lui guidata. Il vescovo invita le Parrocchie della Diocesi ad accogliere la proposta della Cei nei modi e nei tempi che sono loro congeniali. Inoltre, sul sito diocesano (www.diocesitortona.it) si possono scaricare le indicazioni dettagliate della Cei per la giornata (come la Preghiera dei fedeli qui a fianco). La presidenza della Cei nel testo ha ribadito, ancora una volta, che “la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune”. In questo drammatico momento, come affermato nella Nota Educare a una pace disarmata e disarmante, “il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato”. Proprio domenica 8 marzo, dopo la preghiera dell’Angelus, Papa Leone ha invitato a pregare Dio perché «cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli», in Iran e in tutta la regione, e si aprano «sentieri di riconciliazione e speranza». «Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione. – ha affermato il Papa – Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità». La giornata del 13 marzo proprio per questo vuole essere “un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”. Nella preghiera si chiederà al Signore che “si apra presto un cammino di pace stabile e duratura” e che “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”. Sarà un impegno corale e consapevole che deve tradursi in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana. L’Ufficio Liturgico Nazionale offre alcune indicazioni per la celebrazione eucaristica, la Via Crucis e il digiuno. In particolare per l’Eucaristia, la Cei invita a utilizzare il formulario per la Messa “in tempo di guerra o di disordini” (Messale Romano, p. 896) ed esorta a vivere il pio esercizio della Via Crucis durante il quale “i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena” (Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 131), “con una particolare intenzione di preghiera per il Medio Oriente”. Anche il digiuno deve essere “espressione di solidarietà e preghiera per quanti soffrono a causa dei conflitti armati in corso nel mondo e per implorare il dono della pace in Medio Oriente”. Questa pratica penitenziale, infatti, è “un segno concreto di comunione con chi soffre la fame, e una forma di condivisione e di aiuto con chi si sforza di costruire una vita sociale più giusta e umana” (Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza, n. 12). Il digiuno e la preghiera, inoltre, contribuiscono a sensibilizzare “le comunità alle esigenze della pace, rendendole accoglienti e solidali con le vittime della violenza e delle guerre”. L’appello della Cei si inserisce nel solco tracciato da Leone XIV che ha dedicato l’intenzione del mese di marzo della “Rete mondiale di preghiera del Papa” alla pace, possibile solo attraverso il dialogo, la giustizia e la fiducia reciproca. Ancora lunedì 9 marzo, come ha fatto sapere la Sala Stampa della Santa Sede, tramite il suo canale Telegram, il Pontefice ha rivolto un pensiero ai «tanti innocenti, tra cui molti bambini» rimasti uccisi nei bombardamenti e ha espresso «profondo dolore per chi prestava loro soccorso», come padre Pierre El-Rahi, il sacerdote maronita morto a causa di un attacco in Libano. Con lui custodi della fede.


