“Visione Vino”: pensare in grande
A Voghera la prima edizione del Forum nazionale per rilanciare un prodotto che ha radici profonde ma deve andare lontano
VOGHERA – Il vino italiano vale oltre 40 miliardi di euro e rappresenta una risorsa strategica per l’economia nazionale. Per affrontare le sfide dei mercati internazionali servono innovazione, investimenti, ricambio generazionale e capacità di fare sistema. Sono questi alcuni dei temi al centro del primo Forum “Visione Vino – Radici profonde, sguardo lontano”, che il 16 e 17 ottobre ha riunito al teatro “Valentino Garavani” di Voghera istituzioni, esperti e protagonisti della filiera vitivinicola italiana. L’iniziativa, promossa da Teha Group, The European House – Ambrosetti, ha concluso un anno di attività della Community Visione Vino, con la presentazione del primo Rapporto strategico dedicato alle prospettive e alla competitività del settore. Tra le figure coinvolte nel progetto ci sono Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano, Enrico Giovannini, fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, e Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente all’Università degli Studi di Bergamo, componenti del Comitato scientifico della Community. Presente nel percorso di approfondi- mento anche Benedetta Brioschi, partner e responsabile Food&Retail di Teha Group. Nel quadro delle sfide del comparto agricolo e vitivinicolo si inserisce inoltre il ruolo di Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, figura di riferimento per la tutela delle imprese agricole e la valorizzazione delle produzioni italiane. Secondo i dati presentati, nel 2025 il settore vitivinicolo in senso stretto ha generato 16,5 miliardi di euro di fatturato. Considerando anche le attività collegate e gli effetti indiretti e indotti, il contributo complessivo della filiera ha raggiunto 40,7 miliardi, pari al 2,1% del Pil italiano. Restano tuttavia criticità legate alle giacenze, alla frammentazione delle imprese e alla necessità di raffor- zare l’internazionalizzazione e l’impiego del- le nuove tecnologie. L’Oltrepò pavese punta a valorizzare la propria identità vitivinicola, a partire dai quasi 3.000 ettari dedicati al Pinot Nero e dagli oltre 11.500 ettari vitati. Tra le opportunità di rilancio figura il Classese, nuova identità dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg. A confermare la qualità del territorio sono anche gli 11 vini premiati con i Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso. Elena Lucchini, assessore regionale, ha evidenziato le potenzialità dell’area: «Il Forum ospitato a Voghera, per due giorni capitale italiana del vino, ha rappresentato un’importante occasione di confronto su un settore strategico per l’economia italiana e, insieme, una straordinaria opportunità per valorizzare le eccellenze e le prospettive di sviluppo del nostro territorio. I numeri confermano la vocazione vitivinicola dell’Oltrepò: oltre 11.500 ettari vitati, il 48% della produzione lombarda e quasi 3.000 ettari dedicati al Pinot Nero, che ne fanno la prima area di produzione italiana di questo vitigno. L’Oltrepò custodisce un patrimonio vitivinicolo, paesaggistico e culturale di grande valore, da far crescere raffor- zando la competitività delle imprese, l’attrattività turistica e la riconoscibilità delle nostre eccellenze sui mercati internazionali. Un patrimonio che trova nel Classese un’importante occasione di rilancio, fondata sulla qualità, sull’identità e sulla capacità di fare sistema. Come Regione Lombardia, anche attraverso l’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale, stiamo lavorando per accompagnare questa crescita con una strategia condivisa, capace di integrare filiere produttive, turismo, innovazione e sostenibilità, valorizzando il lavoro delle imprese e offrendo alle giovani generazioni opportunità concrete». Il presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli, ha richiamato l’importanza della collaborazione tra istituzioni, produttori e realtà economiche. «Ho ricordato che da Voghera passa il 45° parallelo, la linea del Pinot Nero che unisce Bordeaux e le Langhe, l’Oregon e la Nuova Zelanda. Oggi posso dire che su quella linea l’Oltrepò si presenta come una squadra: produttori e Consorzio, Distretto e Assolombarda, Camera di Commer- cio e Fondazione Monte di Lombardia, Regione e Provincia, con Teha a custodire il metodo. In due giorni questa squadra ha trasformato il Rapporto in tre impegni – il nome, il mercato, il viaggio – e ha deciso di non essere un territorio minore. La Provincia gioca la sua parte, tenere insieme 184 Comuni e la destinazione, senza pretendere di essere il capitano. L’appuntamento è fissato: seconda edizione nel 2027, qui, con questi numeri cambiati in meglio e la stessa maglia addosso: radici profonde, sguardo lontano». Al Forum hanno contribuito anche Assolombarda, la Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, la Fondazione Monte di Lombardia, Berlucchi, il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e Colline e Oltre.
Mattia Tanzi

