«Cultura contadina della Val Borbera»

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Liquidata la cooperativa “Terre Bianche”. Don Maggiolo pensa a un centro per la storia

CABELLA LIGURE – Sono passati 40 anni da quando nasceva a Dova, frazione di Cabella, la cooperativa “Terre Bianche” fondata dal parroco don Luciano Maggiolo, «per far fronte allo spopolamento della montagna» e della “sua” Val Borbera, dove è nato 81 anni fa e dove ha sempre svolto con entusiasmo il suo ministero parrocchiale.

A lui è venuta l’idea nel 1981 di mettere insieme vari appezzamenti di terreno di diversi proprietari attraverso un valido supporto giuridico quale la creazione di una cooperativa di soci.

«Dopo le prime incertezze e difficoltà, – racconta don Maggiolo ricordando quel periodo – grazie alla collaborazione di don Ginocchio e di suo nipote che lavorava in Regione, la cooperativa ha ottenuto dei soldi a fondo perduto e ha potuto muovere i primi passi».

Fondamentale anche l’aiuto della famiglia Garrone che ha autorizzato il prelievo del materiale ferroso della raffineria dismessa di Genova Bolzaneto, utilizzato per la costruzione del capannone.

Negli anni successivi, poi, è stata allestita la stalla per ospitare le mucche da carne.

«Una grande mano ce l’hanno data gli abitanti della zona – spiega don Luciano – e noi abbiamo poi offerto a chi voleva la possibilità di lavorare. Abbiamo assunto diversi ragazzi a tempo indeterminato.

Nei primi anni si sono alternati nella gestione sei coppie di giovani di cui una francese. La cooperativa produceva ottima carne che era mandata a tre punti vendita di Milano». “Terre Bianche” ha davvero dato grandi soddisfazioni al gruppo di soci che qualche anno fa ha aggiunto all’attività agricola quella ricettiva, con l’apertura dell’agriturismo “Maggiociondolo”, che prende il nome da un piccolo albero presente in valle e che ha meravigliosi fiori gialli. Nel 2000, però, lo scenario è cambiato, dopo la modifica della legge sulle cooperative, che prevedeva di mettere a libro paga tutti i soci. «Nel nostro caso – afferma il sacerdote – era impossibile fare questa operazione perché molti dei 22 soci erano  pensionati. Allora abbiamo trovato un escamotage rendendo i proprietari soci confluenti e assumendo due giovani provenienti dalla comunità genovese di Andrea don Gallo, che hanno proseguito l’attività per 15 anni». Nel momento in cui i due hanno fatto altre scelte non è più stato possibile sostituirli e allora don Maggiolo, in accordo con il commercialista, ha deciso di mettere in liquidazione la cooperativa. In lui, però, non è certo venuta meno la volontà di continuare a fare qualcosa per la sua terra e con la determinazione che lo contraddistingue, ha già pensato a una nuova idea. «Con i soldi che arriveranno come rimborso ai soci che hanno investito – spiega – vogliamo fare un piccolo centro di cultura contadina per le giovani gene- razioni, perché è importante guardare avanti, al futuro». La struttura esistente potrà ospitare le aule didattiche e multimediali, la biblioteca e anche una cucina per conoscere, insieme alle donne della val-le, i piatti di una volta. Al di fuori sarà allestito un orto, dove coltivare le verdure e dove proporre ai bambini i tempi e i modi delle coltivazioni. Il progetto è già ben chiaro nella mente di don Luciano che potrà contare anche sulla collaborazione del Parco dell’Antola del quale presto entrerà a far parte l’area della cooperativa come zona SIC (Sito di Interesse comunitario). Anche l’agriturismo, che nel 2019 ha avuto ben 742 ospiti, continuerà la sua attività di accoglienza. Don Maggiolo, appena l’emergenza sanitaria glielo permetterà, è pronto a partire con la nuova avventura e a dare il suo piccolo contributo all’appello di Papa Francesco che «invita a difendere e ad amare l’ambiente».

Daniela Catalano

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