Il Signore guarisce le nostre impurità

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Sabato scorso al santuario della Madonna della Guardia la celebrazione per la Giornata del Malato presieduta da Mons. Marini

TORTONA- Sabato 10 febbraio, vigilia della festa della Beata Vergine di Lourdes, nel santuario della Madonna della Guardia, è stata celebrata la Giornata del Malato diocesana.

È stato un momento di intensa preghiera e affidamento a Maria, al quale hanno partecipato numerose autorità civili e militari, tra cui il presidente della Provincia di Alessandria Enrico Bussalino, il vice sindaco di Tortona Fabio Morreale, i sindaci di Novi Ligure Rocchino Muliere e di Pontecurone Giovanni Valentino D’Amico, i rappresentanti di tante associazioni di volontariato, tra cui l’O.F.T.A.L., con il presidente Carlo Cebrelli, che organizza i viaggi a Lourdes, e la Croce Rossa.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta da Mons. Guido Marini, con lui hanno concelebrato mons. Marco Daniele, vicario episcopale e assistente diocesano dell’O.F.T.A.L., don Claudio Baldi parroco della Comunità pastorale “San Marziano”, padre Manolo Librera cappellano dell’ospedale civile di Tortona, don Giorgio Murtas sacerdote orionino e don Augusto Piccoli cappellano della Polizia di Stato di Alessandria e Asti.

Nell’omelia il vescovo, facendo riferimento al tema del Messaggio del Papa per la Giornata Non è bene che l’uomo sia solo. Curare il malato curandone le relazioni– ha esortato ad avere nel cuore «il desiderio vero, vivo che nessun malato sia solo, che la nostra cura per i malati sia un coltivarne le relazioni così che vi sia una rete di relazioni viva, che dà vita, che dà consolazione, che dà gioia, che dà speranza». Citando, poi, il lebbroso guarito da Gesù, di cui parlava il vangelo della VI domenica del Tempo Ordinario, Mons. Marini ha messo in evidenza come la sua lebbra è il simbolo «di un’altra malattia che è l’impurità del cuore». E ha ricordato come «malati lo siamo tutti, perché se non siamo malati nel fisico, tutti portiamo i segni della ferita del peccato, i segni del dolore che provoca il male, di quel dramma che è il cuore impuro». Ha individuato tre “impurità” che caratterizzano la vita di ciascuno – l’incapacità di accogliere l’amore di Dio, la disobbedienza alla sua Parola e il disordine materiale e spirituale – e per le quali bisogna riconoscere di essere “impuri”.

«La malattia – ha detto il vescovo – non è soltanto qualcosa che riguarda la salute fisica, ma qualcosa che riguarda anche l’anima e il cuore, e in modo ancora più significativo e importante. Noi siamo qui, soprattutto, perché vogliamo essere guariti e invochiamo dal Signore la guarigione» perché solo Lui può cancellare tutte le impurità.

Dopo l’omelia, alcuni fedeli hanno ricevuto l’Unzione degli Infermi, dalle mani del vescovo e prima della benedizione finale, il rettore don Renzo Vanoi ha ringraziato i presenti e ha riportato un passaggio del messaggio che il direttore nazionale della Pastorale della Salute, don Massimo Angelelli, ha inviato a Mons. Marini, il quale ha sua volta ha espresso gratitudine al rettore e a quanti hanno collaborato per la realizzazione di una celebrazione unitaria e partecipata, segno del cammino di comunione portato avanti con fede. In questa occasione è stato aperto anche l’anno mariano orionino nel centenario della data in cui Don Orione ha annunciato il titolo di “Mater Dei” proprio della Madonna per la sua Opera.

Sulle note del canto dell’“Ave Maria” tutti i presenti, che per un attimo hanno pensato alla grotta di Massabielle, si sono portati sul sagrato per la benedizione dei mezzi di pubblica utilità.

Daniela Catalano

(Foto: Luigi Bloise)

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