Sì alla centralità della persona, no all’interesse economico

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Martedì 1° settembre: Giornata per la Custodia del Creato

«Cominciamo col guardare al nostro rapporto con l’ambiente; tutto è connesso e la pandemia è anche il segnale di un “mondo malato”». Le parole pronunciate da Papa Francesco nella preghiera dello scorso 27 marzo in piazza San Pietro sono state riprese dalle Commissioni episcopali della Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e per l’ecumenismo e il dialogo che, insieme, hanno redatto il Messaggio per la 15^ Giornata nazionale per la Custodia del Creato, reso noto lo scorso 4 giugno, alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente. Il testo per il prossimo 1° settembre, giorno in cui la Chiesa celebra il creato, è intitolato “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tt 2,12) – Per nuovi stili di vita” e parla di inquinamento diffuso, perturbazioni di numerosi ecosistemi e mutamenti climatici. I vescovi auspicano che «le Chiese cristiane sappiano promuovere delle scelte radicali per la salvaguardia del creato» e chiedono di «ricostruire un sistema sanitario fondato sulla centralità della persona e non sull’interesse economico ». Come ha spiegato don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, il contenuto parte dal fatto che «la pandemia è stata una prova che ha messo in ginocchio tutti. Questa stessa prova dà oggi la possibilità di rialzarci. Sarà possibile però solo se lo faremo tutti, insieme e in modo nuovo». «Se il mondo è malato – si legge nel Messaggio – è anche perché c’è un cuore malato. Quello dell’uomo che deve ritornare a contemplare la terra così come ci è stata donata da Dio. Se questa pandemia ha fatto tragicamente emergere la fragilità della condizione umana, ci ha permesso anche di riconoscerci umani; di constatare che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri. Tutti sulla stessa barca». Don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, in un articolo pubblicato su “Vita pastorale”, evidenzia come il Messaggio «mette in relazione la sobrietà con la crisi sanitaria, economica e sociale causata dalla pandemia». «Abbiamo fatto coincidere sobrietà e rinuncia, stile di vita e austerità, allineandoci con la tradizione filosofica stoica, mentre ci siamo dimenticati che il cristianesimo è incarnazione. La sobrietà in stile cristiano è la scelta di stare dentro la storia». «La sobrietà è giustizia sociale nella distribuzione delle risorse. – ha aggiunto don Bignami – Lo stile di vita adatto è fare della sostenibilità il criterio d’azione in campo economico, familiare e sociale ». Soffermandosi sul testo, il sacerdote evidenzia che «stili di vita consumistici, inquinanti e violenti sono un problema relazionale sia con i fratelli sia con il creato». Di qui il riferimento alla Laudato si’, che rappresenta «un caloroso invito a farci carico delle relazioni che ci rendono più umani». Il Messaggio, nella parte finale, rimanda all’importante convegno ecumenico del novembre 2018 “Il tuo cuore custodisca i miei precetti” e alle indicazioni per le comunità, emerse in quell’occasione, che «possono diventare riferimenti per le iniziative pastorali in questo periodo ».

d.c.

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