Santa Fina

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di Daniela Catalano

Il 12 marzo a San Gimignano, la città toscana famosa per le numerose torri, è tradizione regalare delle violette color giallo oro in onore della patrona, santa Fina. L’usanza rievoca una fioritura inconsueta avvenuta nel giorno della morte di quella che gli abitanti hanno sempre chiamato “la santa”, pur essendo solo beata. La canonizzazione, mai avvenuta ufficialmente, è stata stabilita per acclamazione popolare. Fina Ciardi, diminutivo di Iosefına o di Serafina, nasce nel 1238 in una famiglia di nobili decaduti e abita in una modesta casa del centro storico, in un vicolo che, oggi, porta il suo nome. È una bambina molto religiosa e fin da piccola va a Messa tutti i giorni. Le notizie su di lei ci giungono dal biografo fra’ Giovanni del Coppo che, nel 1300, ha scritto la Historia, vita et morte di Sancta Fina da San Gimignano. All’età di 10 anni, dopo la morte del padre, è colpita da una malattia molto grave, forse una forma tubercolare o un’osteomielite, che la costringe a letto e le provoca numerose piaghe. Fina sopporta la sua tragica condizione offrendo un esempio di pazienza eroica e insegnando a chi la visita e la cura, dopo la scomparsa improvvisa della madre, il culto della Passione del Signore e la devozione alla Madonna. Un giorno chiede al Signore quando morirà e il 4 marzo 1253, dopo cinque anni di sofferenze, sopportate stando sdraiata su una dura tavola, le appare san Gregorio Magno che le predice la data: il giorno in cui la Chiesa lo ricorda, il 12 marzo. Otto giorni dopo Fina muore davvero, a soli 15 anni. Nella casa si diffonde un fragrante odore di viole gialle, le stesse che poi fioriscono sulle mura della città e sono chiamate le “viole di santa Fina”. Negli anni successivi si sono diffuse molte leggende e tanti sono stati i miracoli che hanno ispirato pittori e scultori e hanno alimentato il culto della “santa”. In sua memoria, nel 1255, è stato costruito un grande ospedale, rimasto in funzione fino a trent’anni fa. Le ossa di santa Fina sono custodite all’interno dell’altare della Collegiata di San Gimignano.

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