San Pirmino

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DI DANIELA CATALANO

Questa settimana, il 3 novembre, ricorre la memoria liturgica di san Pirmino, patrono del Palatinato, dell’Alsazia, dell’isola di Reichenau e della città di Innsbruck. Secondo antiche fonti, Pirmino era nato intorno al 670 in una regione spagnola occupata dai Visigoti e per sfuggire all’invasione saracena si recò in Francia, nella valle del Reno, dove fu vescovo di Castellum Meltis. Da giovane, giunto a Roma per ricevere dal Papa il permesso di svolgere l’attività missionaria, fu invitato da un nobile tedesco nel suo territorio. Ricevette in dono l’isola di Sintlazau, sul lago di Costanza, che trasformò in un fiorente territorio, chiamato Augia Dives, in tedesco Reichenau, dove nel 724 fondò il primo monastero benedettino della Germania, presto molto famoso. Il santo, poi, fu esiliato per ragioni politiche e fuggì in Alsazia, dove fondò prima un monastero a Murbach, tra Treviri e Metz, poi un altro ad Amorbach, nella Bassa Franconia. La sua ultima fondazione fu il monastero di Hornbach, in diocesi di Metz, dove visse dal 742 fino alla morte, avvenuta il 3 novembre 753 e dove fu sepolto. La sua tomba fu presto oggetto di venerazione. Fu anche autore dello Scarapsus de singulis libris canonicalis, noto anche come i Detti di Pirmino, scritto tra il 710 e il 724, un libretto di catechismo morale per missionari e sacerdoti, molto diffuso durante il Medio Evo. All’epoca della Riforma le sue reliquie furono portate a Innsbruck, che lo elesse patrono della città. Era invocato dalle donne incinte e per la guarigione degli animali. A Innsbruck si benediva l’acqua in suo onore, a Holtzheim, presso Strasburgo, l’olio santo per le malattie agli occhi, a Wiltz in Lussemburgo si immergevano i bambini malati in un pozzo benedetto dedicato al santo.

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