S. Francis Ch’oe Kyong-hwan

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Il santo di questa settimana, Francis Ch’oe Kyong-hwan, fa parte del gruppo di 102 martiri coreani ed è stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984. La sua memoria si celebra il 12 settembre.

Nacque nel 1805 in una ricca famiglia dell’attuale Corea del Sud. Suo nonno fu il primo a essere battezzato e ad abbracciare il cristianesimo. In quella zona, però, le pratiche cristiane si erano largamente confuse con quelle della superstizione e i cattolici erano rimasti senza una guida. Non potendo sopportare la situazione, Francis e i suoi fratelli si trasferirono a Seul, nella capitale. Lì persero gran parte delle loro proprietà e dovettero trasferirsi in un villaggio sul monte Suri, nella provincia del Kyonggi. In quel luogo iniziò la sua vera vita di fede. Lui e i suoi studiavano e meditavano la Scrittura e s’impegnavano per costruire un piccolo villaggio dove i fratelli delle altre famiglie cristiane potessero rifugiarsi. All’inizio la piccola comunità era costituita da tre o quattro famiglie, ma lentamente questo numero crebbe notevolmente.

Francis di notte radunava tutti nella sua casa, insegnava la dottrina e spiegava i comandamenti. Pur non essendo molto istruito, trovò nella meditazione quotidiana della Parola e negli insegnamenti della Chiesa la motivazione per un amore ardente rivolto a Dio Padre.

Nel 1836, giunse in Corea padre Pierre Maubant, della Società delle Missioni Estere di Parigi, che chiese a Francis di poter inviare in Cina suo figlio maggiore, per permettergli di prepararsi al sacerdozio.

Lui, poi, nel 1839, fu nominato catechista, proprio mentre la persecuzione contro i cattolici diveniva sempre più violenta. Nel cuore di Francis era ormai chiaro che il Signore lo chiamava al martirio. Tutto in quei mesi fu una preparazione per andare incontro alla battaglia nell’esercito di Cristo: nascose gli oggetti sacri affinché non venissero profanati, si istruiva in modo più assiduo e meditava con più intensità la Passione di Gesù. Consapevole di essere chiamato al martirio, il 31 luglio 1839, mentre le forze armate arrivarono al villaggio, circondando la sua casa, lui diede ai soldati il benvenuto e li ospitò per la notte, offrendo loro riso e vino. Parlando alla sua famiglia e ai suoi compaesani, spiegò che sarebbe stato meglio morire da martiri, anziché essere abbandonati a marcire in carcere. Così, circa 40 persone, compresi donne e bambini, seguì la Polizia, lungo la strada, verso Seul. Molte persone del villaggio furono incarcerate e torturate.

Rimasero vivi in tre: Francis, sua moglie e una loro parente. Fu sottoposto a molte torture e fu frustato più di 340 volte mentre non smetteva mai di pregare. A soli 35 anni, nella notte tra l’11 e il 12 settembre del 1839, morì a causa dei maltrattamenti subiti.

Daniela Catalano

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