San Vincenzo Ferrer

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La Chiesa il 5 aprile ricorda San Vincenzo Ferrer, domenicano e autore del trattato “De vita spirituali”.

Nacque il 23 gennaio 1350 a Valencia, in Spagna, da Guglielmo Ferrer e da donna Costanza Miguel.

Fu chiamato Vincenzo in onore di San Vincenzo martire festeggiato a Valencia il 22 gennaio, giorno in cui subì il martirio.

Il santo manifestò fin da giovane una forte propensione per la preghiera e la mortificazione. Dotato di straordinaria intelligenza, compì rapidamente e con grande profitto gli studi. A diciotto anni decise di abbracciare la vita religiosa e scelse l’ordine dei Frati Domenicani, per predicare la parola di Dio in ogni angolo della terra.

Entrò a far parte dell’ordine il 6 febbraio 1368. Nel 1379 conobbe il legato pontificio presso la corte di Pietro IV d’Aragona, il Card. Pedro de Luna, spinto dal quale divenne un sostenitore del papa avignonese, Clemente VII che si opponeva ad Urbano IV. Pedro de Luna, eletto papa nel 1394 dai cardinali avignonesi col nome di Benedetto XIII lo scelse come suo confessore personale e consigliere e lo nominò penitenziere apostolico, ma lui per umiltà, rifiutò la nomina a cardinale offertagli dal papa. A lui si deve la fine del doloroso scisma d’Occidente, iniziato nel 1378 e durato 39 anni, fino al 1417. Nel settembre del 1398, durante l’assedio di Carlo VI re di Francia che non aveva riconosciuto l’elezione di Benedetto XIII ad Avignone, Vincenzo Ferrer cadde malato: secondo una leggenda appartenente alla tradizione devozionale, sarebbe stato guarito miracolosamente da Gesù e dai santi Francesco e Domenico, che lo inviarono nel mondo a predicare, invitando i peccatori a convertirsi. Iniziata nel 1399 la sacra predicazione, trascorse il resto della sua vita passando di terra in terra, predicando nelle piazze, nelle chiese e nei campi davanti a gente povera e semplice e davanti a nobili e scienziati e ricorrendo a miracoli per convertire i peccatori, salvarli dai pericoli, risuscitare i morti, comandare la natura e guarire gli ammalati.

Nel 1395 dopo la visione in sogno di Gesù Cristo accompagnato da una schiera di angeli, improntò la sua predicazione sulla dottrina sulla morte e sul giudizio individuale e universale. Attività questa che gli guadagnò il nome di “angelo dell’apocalisse”. La sua potente parola era sostenuta da numerosi carismi. Ebbe il dono dell’abilità oratoria, delle lingue e grande fama di taumaturgo.

Era solito dire di sé; “Io sono un servo inutile e un povero religioso: tutta la mia vita non è che fetore, io non sono che corruzione nel corpo e nell’anima”. Digiunava tutti i giorni, eccetto la domenica e vegliava buona parte della notte in orazione.

Morì il 5 aprile 1419, esattamente 500 anni fa, a Vannes, in Bretagna, dove ancora si conserva il suo corpo.

Nel suo processo di canonizzazione furono riconosciuti 873 miracoli. Papa Callisto III lo canonizzò il 3 giugno 1455 e Papa Pio II, nel 1458, fissò la sua festa al 5 aprile.

Daniela Catalano

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