Vittorio Bachelet e la sua scelta religiosa di testimone del Vangelo

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A 40 anni dalla tragica morte per mano delle Brigate Rosse (era il 12 febbraio 1980) si è tenuto a Roma un convegno nel ricordo del maestro

Sono passati quarant’anni dall’assassinio di Vittorio Bachelet a opera delle Brigate Rosse. Nonostante la sua memoria sia stata tenuta viva, ci allontaniamo così tanto da quel contesto, da rischiare forse di non comprendere più gli elementi essenziali della sua testimonianza umana e cristiana.

Bachelet si era affacciato all’età matura negli anni della guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra, dopo la caduta del fascismo e all’avvio di una straordinaria e inedita stagione di fondazione della democrazia in Italia. Si era formato in un’associazione di universitari come la Fuci, in una Chiesa che per reagire alla stagione dei totalitarismi aveva affermato un senso “totalitario” della fede nel consolidamento gerarchico. In questa visione, i giovani universitari inserivano una pratica della Parola evangelica che animasse la coscienza personale e si misurasse con la moralità del cittadino nella vita civile.

Il percorso vocazionale di Bachelet lo ha visto marito e padre di famiglia, a servizio nell’Azione Cattolica, giurista e professore universitario. Il suo approccio al diritto era particolare: si occupava tecnicamente di diritto amministrativo, ma ricollegandosi sempre alle sorgenti della Costituzione, ai valori fondanti della Repubblica democratica.

Coltivò, assieme alla carriera universitaria, un ruolo di animatore in una rivista di cultura, Civitas, su cui teneva vivo uno sforzo di lettura della realtà secondo le categorie evangeliche. Nell’Azione Cattolica arrivò nel 1964 alla presidenza, chiamato da Paolo VI. Era la stagione del Vaticano II, con la sua svolta profonda nell’autocomprensione ecclesiale: la Chiesa come popolo di Dio, una santità laicale “nel mondo”, la coscienza battesimale come cuore dell’esperienza cristiana, l’uscita dalla contrapposizione alla modernità. Novità non scontate, anche se in parte coerenti alla formazione dei soci di AC. Di qui il percorso di rinnovamento post-conciliare, guidato da Bachelet.

Il perno essenziale era la scelta religiosa, cioè la concentrazione sull’essenziale spirituale e formativo, senza più cercare diretta influenza sociale e civile. Si ribadiva poi la scelta associativa, contro il montante spontaneismo movimentista, completata con una scelta democratica che in parte ritornava alle origini, e con una scelta unitaria nella cooperazione più stretta tra le storiche organizzazioni giovanili e adulte, femminili e maschili. Non furono anni facili, ma diedero il senso della capacità di inserire stimoli e valori nuovi senza distruggere un mondo tradizionale.

La rivoluzione sessantottina aveva mutato molto nelle mentalità collettive: l’Azione Cattolica postconciliare fu un tentativo di tenere assieme le nuove logiche della spontaneità e del soggettivismo con la continuità dell’esperienza capillare e organizzata del tessuto parrocchiale italiano. Non a caso, sulla linea della centralità della coscienza.

Vittorio Bachelet

Lasciato l’incarico nel 1973, in un Paese travagliato dalla crisi economica e da rigurgiti di violenza reazionaria e illusoriamente rivoluzionaria, Bachelet scelse di assumere ruoli di servizio nelle istituzioni. Gli era stato prospettato un tranquillo incarico parlamentare: preferì accettare di essere eletto al Consiglio superiore della Magistratura, in una fase in cui il travaglio dell’amministrazione della giustizia era elevato, i giudici divisi e il Paese incerto chiedeva inasprimenti delle pene e a volte giustizia sommaria. Trovò la fiducia per divenirne vicepresidente, e gestì quell’incarico nel tempo che gli fu dato con attenzione alle “stelle polari” che l’avevano sempre ispirato: la Costituzione, la democrazia, il dialogo razionale, la capacità di trovare soluzione ai problemi. Divenne obiettivo del piombo brigatista proprio in questa veste: di uomo delle istituzioni non rappresentativo della repressione o dell’imbarbarimento possibile, ma della difesa pervicace della democrazia e del dialogo.

Il riformismo vero – come in molti altri casi – era percepito come fumo negli occhi delle follie rivoluzionarie, più che non la reazione. I suoi funerali, con la preghiera del figlio Giovanni per i suoi assassini, furono quindi conclusione del tutto coerente di una testimonianza umana complessiva.

Va sottolineato come l’atto con cui Bachelet ha contribuito alla realizzazione della visione di un cristianesimo incarnato nella storia, applicando la lezione del Concilio Vaticano II, è riassunto nel termine-chiave del cammino dell’Azione Cattolica: scelta religiosa. Attraverso quella svolta Bachelet ha saputo mettere in luce e incarnare il valore fecondo per l’intera Chiesa.

Luca Rolandi

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