Uniti nel nome di Maria, la nostra «porta del cielo»

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Il pellegrinaggio diocesano dell’O.F.T.A.L. a Lourdes, dal 23 al 26 luglio, è partito un po’ in sordina a causa della pandemia.

Per oltre un anno è stato impossibile raggiungere il santuario francese da qualsiasi pellegrinaggio organizzato. All’appello erano presenti circa 80 persone contro i circa mille degli anni ’90 e pochi malati (quelli ospitabili negli albergh). Sarà stata solo colpa del Covid o di una fede un po’ sopita e messa alla prova dalla pandemia?

Non so rispondere… ai posteri l’ardua sentenza direbbe Manzoni.

Certo è che siamo partiti con un entusiasmo, con fede e con una nostalgia della Grotta più grandi degli altri anni. Come Bernadette abbiamo sentito il forte desiderio di incontrare di nuovo la “bella Signora” alla grotta di Massabielle, di salutare da vicino la Mamma del cielo e di raccontarle tante cose e soprattutto perché l’estate scorsa non abbiamo potuto rispondere alla sua chiamata.

Siamo arrivati a Lourdes in pullman, in aereo e alcuni con mezzi propri e abbiamo alloggiato nello stesso albergo.

«Ma che bello essere tutti insieme – ho pensato – finalmente uniti, dame, barellieri, pellegrini, malati, sacerdoti e medici».

Un primo aspetto positivo del “nuovo” pellegrinaggio… e non è poco per l’associazione. Pensavamo di trovare una città quasi deserta e, invece, abbiamo visto molti pellegrini e l’O.F.T.A.L. di Casale.

Sicuramente abbiamo incontrato molto più devoti perchè questo non è il momento dei “curiosi” ma di chi va a Lourdes solo ed esclusivamente per fede. Per me, dopo 27 pellegrinaggi in cui avevo troppo imparato a convivere con il soprannaturale, credendolo normale (l’abitudine diminuisce lo slancio), è suonato un campanello di risvegli.

Dopo la forzata lontananza, Lourdes si è rivelata come al mio primo viaggio: il cielo che tocca la terra e sulla terra, con un dito, puoi toccare il cielo. Anche per gli altri è stato così. Pure per chi non è potuto venire ma che ci ha contattato con telefonate, messaggi, richieste di candele e di preghiere… No, Lourdes non è cambiata o, meglio, lo ha fatto ma nel migliore dei modi. È diventata più spirituale e interessante, ha aperto maggiormente le porte che segnano il confine tra l’immanente e il trascendente. Abbiamo partecipato tutti alle varie funzioni preparate accuratamente ed è stato meraviglioso. Abbiamo anche portato con noi gli amici a casa e l’intera la diocesi.

Lourdes è sempre ferma e granitica ma è anche nuova e bella.

Lì senti la presenza di “Qualcuno” che da lassù pensa a te, che ti guarda, che ti prende per mano, che ti rimprovera, ti ama immensamente e ti guida dalle vie del mondo a quelle del cielo.

Si addice al santuario quanto vediamo scritto sui portali di molte nostre chiese: «Hic est domus dei et porta coeli» che poi è quello che proclamiamo nelle litanie lauretane della Madonna quando la invochiamo come «Ianua coeli».

Maria è stata la porta del cielo attraverso la quale è venuto Dio, fatto uomo, sulla terra ed è la porta che conduce l’uomo al cielo. «Ad Jesum per Mariam» o più semplicemente come diceva il nostro don Orione: «Ave Maria e avanti», perché la vita è tutta un pellegrinaggio in terra fino alla meta beata del cielo.

Lucio Garbelli

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