Se è l’ambiente che fa l’abito

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di Silvia Malaspina e Carolina Mangiarotti

Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla singolare vicenda del liceo “Righi” di Roma dove è esplosa la protesta contro le parole di una professoressa che, sorprendendo una studentessa intenta a postare un balletto su TikToK, abbigliata con una maglietta troppo corta, l’ha apostrofata: «Stai sulla Salaria?». Alludendo ad una delle strade romane sulle quali si pratica il mestiere più antico del mondo. Immediata è partita la contro offensiva degli studenti che, il giorno seguente, si sono presentati a scuola con gonne, calzoncini e magliette slim, in segno di solidarietà con la studentessa. Nei confronti dell’insegnante, accusata dalla ragazza di averla additata come prostituta, la dirigente scolastica ha aperto un provvedimento disciplinare.

«Mi piacerebbe sapere dove pensava di stare questa tizia, che si è messa a fare i TikTok in aula! Chissà come era conciata! Sicuramente sua mamma non le rompe le scatole come fai tu!». «Non si tratta di essere rompiscatole, ma di seguire una semplice regola di buon senso e di buon gusto: quando si esce con le amiche ci si acconcia come più si gradisce, quando ci si trova in determinati ambienti e in determinate occasioni, ci si veste con decoro». «Infatti non mi hai mai lasciato indossare quei meravigliosi jeans con la gamba tutta stracciata per andare a scuola!». «Per andare a scuola no, ma li hai indossati in mille altre occasioni. Io sono a favore della libertà di espressione per tutti, ma questo non deve prescindere dal rispetto per gli altri e la scuola deve essere rispettata come istituzione. Quando sei andata in vacanza a Riccione con le tue amiche, ho forse obiettato di fronte agli outfit millimetrici che ti sei portata? Al mare, d’estate, è giusto così. A scuola non è ammissibile» «Però anche la prof che le ha detto che si veste come una prostituta: poteva evitare!». «So che adesso dirai che io difendo a priori i professori, ma secondo me la professoressa, entrando in aula e trovandosi di fronte alla ragazza che improvvisava un balletto, avrà voluto sottolineare l’inadeguatezza di questo comportamento in modo sarcastico. Il risultato è stato infelice, ma credo che la prof. non avesse né intenzione di offendere, né di pronunciare un insulto sessista. E comunque nel paleolitico, quando frequentavo il liceo io, si finiva davanti al preside per molto meno e nessuno si permetteva di polemizzare». «E va be’ la solita storia: voi eravate educati, rispettosi, studenti modello, veri angioletti…».

«Leggi cos’ha scritto Dacia Maraini, non certo un angioletto, sul Corriere: “Ogni luogo ha la sua sacralità da rispettare e la scuola più di altri luoghi va onorata proprio perché da decenni è stata dissacrata e va riportata alla sua dignità di centro comunitario del pensiero, della conoscenza e della democrazia”. Quindi l’abito non farà il monaco, ma l’ambiente fa l’abito».

silviamalaspina@libero.it

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