San Nunzio Sulprizio

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Il santo di questa settimana è Nunzio Sulprizio, un ragazzo dalla fede profonda, devoto alla Vergine e coraggioso nella sofferenza e nella malattia.

Protettore degli invalidi e delle vittime sul lavoro, è stato canonizzato il 14 ottobre 2018, nello stesso giorno di Paolo VI e del vescovo Romero ed è ricordato il 5 maggio. Nacque in un’umile famiglia, a Pescosansonesco, in provincia di Pescara in Abruzzo, il 13 aprile 1817 e fu chiamato Nunzio in onore della Madonna. Rimasto orfano di entrambi i genitori, fu allevato dalla nonna materna che gli diede un’educazione molto religiosa. All’età di nove anni anche la nonna morì e fu affidato a uno zio materno, violento e volgare che avviò il giovane al mestiere di fabbro nella sua bottega. Il ragazzo, spossato dal duro lavoro e dai numerosi maltrattamenti subiti, essendo di gracile costituzione, si ammalò di carie ossea.

Nel 1834 partì per Napoli, dove viveva uno zio paterno che era militare di stanza al Maschio Angioino. Conosciute le gravi condizioni del nipote, lo fece curare da un colonnello medico dell’esercito borbonico. Desiderando consacrarsi al Signore e vista l’impossibilità dovuta alla malattia, Nunzio decise di vivere secondo lo stile carmelitano, rendendo la sua stanza simile alla cella di un convento.

Ricoverato all’ospedale degli Incurabili, ricevette la Prima Comunione e in quell’occasione ebbe la sua prima estasi.

In corsia insegnava il catechismo ai bambini malati, operando anche dei miracoli.

Le cure, però, non riuscirono a evitargli atroci sofferenze e gli fu amputato anche il piede, operazione che lo portò alla morte, avvenuta il 5 maggio 1836, a soli 19 anni.

Nonostante i dolori terribili accettò sempre la malattia con pazienza e fede, tanto che Leone XIII lo propose come modello per la gioventù operaia.

Fu dichiarato venerabile nel 1859 da Pio IX e beatificato nel 1963 da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II. La canonizzazione è avvenuta grazie al riconoscimento di un miracolo ottenuto per sua intercessione.

I suoi resti sono custoditi in parte presso la chiesa di San Domenico Soriano a Napoli e in parte nel santuario eretto a Pescosansonesco presso la fonte di Riparossa, dove si racconta che il giovane si recava per lavare la ferita che gli ricopriva il piede sinistro, recitando il Rosario. La tradizione vuole che durante un terremoto che colpì l’Abruzzo, la teca con le spoglie del futuro santo si sia spostata per evitare la caduta di un grosso macigno che l’avrebbe distrutta.

Daniela Catalano

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