“Reti da circo” per gli invisibili

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Il mondo degli ultimi. Nel dormitorio di via Cagnoni a Voghera più servizi e una permanenza più lunga per gli ospiti. Anche grazie all’Amministrazione comunale

È sabato e mi sveglio con il rumore delle macchine che passano da via Cagnoni, qui a Voghera. Quando sono in dormitorio, non riesco a smettere di pensare a una foto di Lisette Model, che scoprii per caso in una mostra fotografica a Venezia: un’acrobata da circo sfida la gravità camminando su di una fune a decine di metri da un suolo privo di protezioni. Sembra un Cristo crocifisso in controluce ma senza croce, con un vuoto insidioso pronto a divorarlo in caduta libera, il cui esito inevitabile potrebbe essere lo schianto.

È questa la sintesi perfetta delle vite che transitano in dormitorio, pur provenendo da luoghi e storie diverse: vite rotte da tossicodipendenza, carcerazioni e gravi patologie mai prese in carico, viaggi di speranza verso un’ItaliaHollywood che è tale solo nei racconti dei migranti della prima ora ai propri connazionali, per poi finire invece in mezzo a una strada imbottiti di Rivotril, sostanze e alcolici.

Ex-schiave fuggite dalla tratta del sesso a pagamento su strada e ragazze straniere fuggite da situazioni abusanti o di violenza. Situazioni italiane di genitori quarantenni separati che non hanno lavoro e devono pagare gli alimenti dei figli, ai quali cercano di non rivelare la loro condizione di marginalità, abitata dalla vergogna e spesso dalle dipendenze. Percorsi giudiziari che vietano la convivenza col proprio nucleo familiare dove un’altra dimora in cui stare non esiste. Anziani senza pensioni, reddito e casa, con problemi di salute insieme a stranieri ed ex detenuti che hanno perso la residenza (o non l’hanno mai avuta) bisognosi di cure e, allo stesso tempo, impossibilitati a riceverle a causa dell’irregolarità della loro situazione.

Loro e molti altri passano di qui, in via Cagnoni n.9, per avere un letto e un tetto.

In realtà la croce ce l’hanno eccome… è proprio quel vuoto di indifferenza e irregolarità fiscale che li condanna all’assenza di possibilità lavorative, economiche, sanitarie e abitative: nessuno ti assume, nessuna struttura sanitaria ti prende in carico (spesso neanche quelle religiose), nessuno sportello convenzionato con lo Stato può leggerti, registrarti, identificarti. Sono invisibili acrobati della cui possibile caduta non importa a nessuno, poiché “non esistono”.

Nel Vangelo in cui Matteo narra il giudizio finale, il Signore dice a chi viene trovato fedele nell’amore: “Venite benedetti dal Padre mio, poiché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, nudo e mi avete vestito, malato ed in carcere e siete venuti a visitarmi” (Mt 25,34-36).

Ancora non si narra di caduta libera nel vuoto divorante dell’invisibilità.

Sperando che anche lo Stato e tutte le istituzioni religiose prendano sul serio tali emergenze in continua evoluzione e non potendo più aspettare che qualcuno scrivesse un nuovo vangelo, ci siamo messi in moto grazie all’aiuto di seri professionisti quali avvocati, medici dalle varie specializzazioni, dipendenti dei patronati, farmacisti, facendo corona attorno a queste persone e sostenendo i loro obiettivi vitali.

Inizialmente nell’asilo notturno (come in quasi tutti i dormitori), oltre alle norme basiche comportamentali finalizzate a una buona convivenza, l’unica regola fissa era quella, una volta accolti, di lasciar libero il posto dopo una settimana ritornando alla propria condizione di estrema indigenza per far spazio a qualcun altro; ora invece, hanno preso il via i progetti personali, grazie al placet dell’Amministrazione di cui fanno parte persone sensibili a tali problematiche.

Ciò consentirà una permanenza più longeva, prorogabile in funzione degli obiettivi contemplati dal percorso di ognuno: essere assistiti nelle proprie pendenze giudiziarie con competenza a titolo gratuito, regolarizzare i documenti, avviare un’utenza al Sert per avere terapie ed essere accolti in comunità, entrare nelle liste delle emergenze abitative e ottenere la casa popolare, potersi curare fruendo della sanità pubblica e non solo…

Mentre scrivo degli “Invisibili Acrobati” della nostra società, osservo la bellissima foto della Model. Penso quindi che i progetti personali, con le persone che contribuiscono alla loro realizzazione, per analogia potrebbero essere le “Reti Da Circo” che nella scena ritratta dalla foto, come nella vita di queste persone mancano, capaci di afferrarli in volo nel vuoto in cui stanno precipitando ed evitandone lo schianto al suolo.

Se Matteo narrasse il Giudizio Finale nel 2024, potrebbe aggiungervi una frase attualizzandolo: “Stavo precipitando e mi avete afferrato, ero invisibile, non avevo un nome, un volto, un’identità, un senso, un codice fiscale che mi concedesse di esistere… e mi avete riconosciuto, concedendomi una dignità, un nome, un volto, una mia storia da ascoltare e i servizi necessari per non morire precipitando nel nulla”.

Don Pietro Sacchi

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