Naufragio di vite migranti: troppi i morti in mare

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La tragedia avvenuta al largo di Steccato di Cutro ci lascia sgomenti. Preghiamo per le vittime. Molte le reazioni, dalla Chiesa alla Politica, che abbiamo registrato. Ma tutti chiedono un intervento forte da parte dell’Europa

All’alba di domenica 26 febbraio, al largo di Steccato di Cutro, a una ventina di chilometri da Crotone, un barcone è stato travolto dalle onde giganti del mare sferzato da un forte vento.

A bordo viaggiavano, stipati e impauriti, circa 180 migranti provenienti da Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan e Siria, che dopo aver sborsato l’ingente somma di 2.500 euro a testa, speravano di attraccare in un porto sicuro e non di essere spazzati via da un naufragio. Sono 64 le vittime accertate, di cui 14 minori, tra questi 5 sono bambini come 2 gemellini e 1 piccolo di alcuni mesi. Ma il numero è destinato ad aumentare.

I superstiti bisognosi di cure soni stati portati in ospedale, mentre gli altri in buone condizioni hanno trovato accoglienza a Isola Capo Rizzuto. Il comune di Crotone ha messo a disposizione il “Palamilone” per i feretri. Alle operazioni di salvataggio hanno partecipato anche i Vigili del fuoco con gommoni e moto d’acqua. La Procura della città calabrese ha aperto un’inchiesta per omicidio e disastro colposi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In Prefettura a Crotone è arrivato quasi subito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per dare un segnale della presenza dello Stato.

«Lo scorso anno – ha spiegato all’indomani del naufragio il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Omi) Flavio Di Giacomo – il 15% delle persone arrivate via mare in Italia ha percorso la rotta turca, una rotta non particolarmente battuta, ma cresciuta a seguito della crisi afghana del 2021. La metà delle persone che arrivano lungo questo canale è afghana. È una rotta molto costosa e non tutti se la possono permettere, ma chi arriva da lì fugge da contesti di privazione dei diritti umani drammatici».

Papa Francesco all’Angelus di domenica ha subito espresso dolore per le vittime, invitando tutta la comunità cristiana a pregare per i morti, i sopravvissuti e i dispersi. «Questa mattina – le parole del Santo Padre – ho saputo con dolore del naufragio nel Crotonese. Sono stati recuperati già 40 morti tra cui molti bambini, prego per ognuno di loro, per i dispersi e per gli altri migranti sopravvissuti. Ringrazio quanti hanno portato soccorso e coloro che stanno dando accoglienza. La Madonna sostenga questi nostri fratelli e sorelle».

«L’ennesima terribile tragedia che è un appello alla nostra coscienza, soprattutto a non abituarci a queste tragedie, perché purtroppo il reiterarsi di questi episodi rischia di farli diventare, terribilmente, un’abitudine di fronte alla quale non riusciamo a reagire con le nostre coscienze. – ha affermato Monsignor Angelo Raffaele Panzetta, Arcivescovo di Crotone-Santa Severina – Deve essere un ennesimo richiamo, un monito, affinché le sofferenze di chi si trova a dover lasciare la propria terra, a dover partire, siano prese sul serio da tutti coloro che hanno responsabilità da questo punto di vista, e che sia per tutti noi un appello anche alla partecipazione, per il compito che ognuno ha nella società».

«Una profonda tristezza e un acuto dolore attraversano il Paese per l’ennesimo naufragio avvenuto sulle nostre coste. Le vittime sono di tutti e le sentiamo nostre»: ha dichiarato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. «Li affidiamo a Dio con un pensiero per le loro famiglie. – ha aggiunto – Questa ennesima tragedia, nella sua drammaticità, ricorda che la questione dei migranti e dei rifugiati va affrontata con responsabilità e umanità. Non possiamo ripetere parole che abbiamo sprecato in eventi tragici simili a questo, che hanno reso il Mediterraneo in venti anni un grande cimitero». «Occorrono scelte e politiche, nazionali ed europee, con una determinazione nuova e con la consapevolezza che non farle permette il ripetersi di situazioni analoghe. – ha precisato il presidente della Cei – L’orologio della storia non può essere portato indietro e segna l’ora di una presa di coscienza europea e internazionale. Che sia una nuova operazione Mare Nostrum o Sophia o Irini, ciò che conta è che sia una risposta strutturale, condivisa e solidale tra le Istituzioni e i Paesi. Perché nessuno sia lasciato solo e l’Europa sia all’altezza delle tradizioni di difesa della persona e di accoglienza».

Il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, in seguito alla notizia, ha detto al Sir: «Di fronte a simili tragedie, la Caritas Italiana richiama tutti alla propria responsabilità per trovare soluzioni adeguate di fronte al fenomeno globale delle migrazioni, che guardino al bene comune e non a interessi di parte. Purtroppo è solo l’ultimo di tanti episodi che ci devono interrogare. Questo naufragio avviene all’indomani della conversione in legge del decreto che limita gli interventi di salvataggio in mare. Caritas Italiana ribadisce l’urgenza di una risposta strutturale e condivisa con le Istituzioni e i diversi Paesi, affinché l’Italia e l’Europa siano all’altezza delle loro tradizioni, delle loro radici e del loro umanesimo».

«La questione delle migrazioni, della fuga dalla miseria e delle guerre – ha evidenziato ancora il direttore – non può essere gestita come fosse ancora un’emergenza. Penalizzare, anziché incoraggiare, quanti operano sul campo non fa che aumentare uno squilibrio di umanità. La vita è sacra e va salvaguardata, sempre: salvare le vite resta un principio inviolabile».

A lui ha fatto eco la Comunità di Sant’Egidio con una presa di posizione dura: «Chiediamo soprattutto all’Europa di uscire dal suo torpore e da logiche di chiusura che non favoriscono l’immigrazione regolare, incrementando la cooperazione e attivando subito un piano speciale di aiuti e di sviluppo per i Paesi di provenienza dei migranti, sull’altra sponda del Mediterraneo e nell’Africa subsahariana. Se non si affronta questo nodo che potrebbe fornire, almeno a medio termine, una risposta concreta, con la creazione di posti di lavoro e un futuro vivibile nei Paesi di partenza, insieme a nuove politiche sull’immigrazione, saranno purtroppo inevitabili nuove tragedie del mare o nel deserto africano».

Anche dal mondo istituzionale sono giunte molte reazioni, a iniziare da quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in una nota diffusa dal Quirinale, ha espresso dolore per il naufragio e ha sollecitato «un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti; guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà, territori resi inospitali dal cambiamento climatico». «È altrettanto indispensabile – ha aggiunto – che l’Ue assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani, impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie».

Dal canto suo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto all’Unione europea: «L’unico modo per affrontare seriamente con umanità questa materia è fermare le partenze e su questo serve una Europa che oltre a dichiarare la sua disponibilità, agisca e in fretta. Oggi stesso ho inviato una lettera al Consiglio Europeo e alla Commissione Ue per chiedere che venga immediatamente reso concreto quello che abbiamo discusso all’ultimo Consiglio Europeo».

Su Twitter è intervenuta pure la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Sono profondamente rattristata per il terribile naufragio di fronte alle coste della Calabria. La perdita di vita di migranti innocenti è una tragedia. Tutti insieme dobbiamo raddoppiare gli sforzi per il Patto Europeo per l’immigrazione e l’asilo e per il Piano d’azione per il mediterraneo Centrale».

(Foto: Ansa/Sir)

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