Nicolò Scarabelli: la voce piena di emozioni

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Classe 1996, di Santa Maria della Versa, è una giovane promessa del bel canto. Si è esibito con Katia Ricciarelli, è stato notato in molti concorsi canori e ha un sogno: incidere un disco dei suoi inediti

di Marco Rezzani

Emoziona sentirlo cantare Il Tempo delle cattedrali del musical Notre Dame de Paris o le più note arie della tradizione musicale del nostro Paese. Lo scorso mese di settembre lo abbiamo visto anche accanto a Katia Ricciarelli in quel di Brindisi.

Stiamo parlando di Nicolò Scarabelli, classe 1996, di Santa Maria della Versa.

Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare la sua storia, fatta di studio, partecipazione a concorsi e stages, presenze a serate molto spesso a valenza benefica.

«Ho passato la maggior parte della mia infanzia insieme ai miei nonni materni – racconta – in quanto i miei genitori, papà agricoltore e mamma gestore di un bar, erano sempre impegnati con le loro rispettive professioni. È in questo contesto che mi sono avvicinato alla musica, in particolare ascoltando mio nonno mentre cantava accompagnandosi con la fisarmonica di cui si era appassionato. A casa conservo ancora, gelosamente e con affetto, quello strumento. È stato lui a regalarmi il pianoforte che tuttora utilizzo per accompagnarmi mentre canto e per scrivere musica».

Che studi hai compiuto e quali sono stati i tuoi maestri?

«Ho frequentato tra il 2007 ed il 2008 l’Accademia Musicale di Stradella studiando solfeggio e pianoforte moderno. I miei insegnanti sono stati Debora Sbarra e Mario Zara. Poi ho abbandonato gli studi di pianoforte per dedicarmi a partire dal 2009 al canto moderno e alla recitazione presso Hdemia Arte Cultura e Spettacolo di Broni. I miei maestri di canto sono stati Antonio Gargiulo ed Elena Bonanata, mentre quelli di recitazione Nicola Caruso, Isabel Lanfranchi, Massimo Bologna e Giorgia Jorio. Dagli inizi a oggi non ho mai perso l’occasione di partecipare a incontri formativi, stages, seminari e master class. Al momento seguo lezioni di canto con Luca Bechelli, musicista e autore, e Daniele Spaziani, musicista e produttore discografico, presso la medesima accademia. Mi reputo molto fortunato a essere seguito da loro perché sono professionisti e sono belle persone a livello umano».

A Brindisi hai cantato accanto a Katia Ricciarelli. Come è andata?

«Nel 2020 mi era stata prospettata dai miei insegnanti la possibilità di fare una selezione per esibirmi durante una serata in duetto con Katia Ricciarelli. Quando mi hanno comunicato che la selezione aveva ottenuto esito positivo a stento riuscivo a crederci e non vedevo l’ora di poter condividere il palco con lei, poiché non a tutti capita di poter stare sul palco con una cantante del suo calibro. Purtroppo con l’arrivo e l’insistenza della pandemia ciò è potuto avvenire solamente a settembre di quest’anno. La serata, dedicata alla musica partenopea, si è tenuta presso le Tenute Lu Spada di Brindisi ed è stata un’opportunità unica nel suo genere e per me indimenticabile. Katia e io abbiamo interpretato Marechiare, storica canzone di fine 1800 cantata anche dal grande Luciano Pavarotti durante la sua carriera. Terminato il brano Katia si è congratulata con me e ciò mi ha reso molto fiero dell’esibizione e dell’esperienza in generale».

Ti sei esibito in tanti concorsi in giro per L’Italia. Ultimamente dove sei stato?

«A febbraio ho partecipato e mi sono classificato primo al concorso Broni in Canto portando Il Tempo delle cattedrali tratto dal musical Notre Dame De Paris. A maggio ho preso parte con un mio inedito al concorso Giulietta Loves Romeo che ha avuto come patron Angelo Valsiglio, autore e compositore di grandi successi, che si è tenuto al Teatro Camploy di Verona. A giugno ho iniziato le selezioni per il contest Performer Italian Cup esibendomi prima alle fasi regionali a Milano classificandomi al secondo posto, mentre a luglio ho partecipato alle fasi nazionali del concorso a Roma in cui mi sono classificato al quarto posto ottenendo così una borsa studio e l’accesso al Performer European Cup che avrà luogo a Parigi nel 2023. Più recentemente, all’inizio di settembre, ho superato le selezioni di Rumore Bim Festival, dedicato a Raffaella Carrà».

E per il futuro quali sono i tuoi programmi? Quali i tuoi sogni; magari incidere un disco?

«Vorrei continuare a studiare per migliorare sempre di più a livello musicale e vocale e partecipare a vari concorsi come ho fatto durante quest’anno che mi ha restituito molte soddisfazioni. Mi sto rimboccando le maniche per scrivere alcune canzoni nel mio tempo libero e non è per nulla facile perché non posso farlo senza avere l’ispirazione che non sempre arriva. A casa mi sono costruito un piccolo studio musicale. Molto presto verrà pubblicato il mio primo brano dal titolo Blu che ho scritto, composto e prodotto io stesso e che non vedo l’ora di fare ascoltare. Essendo un cantautore, il mio desiderio più grande per il futuro rimane quello di scrivere, comporre e produrre la mia musica per incidere un disco di miei inediti. Vorrei inoltre partecipare un giorno a Sanremo Giovani».

Che musica ascolta Nicolò? Quali sono i tuoi modelli e i tuoi autori preferiti?

«I miei punti di riferimento sono i grandi cantautori italiani, per citarne alcuni Francesco De Gregori e Lucio Dalla, ma ascolto poi artisti italiani e stranieri che fanno musica pop, r&b, urban e soul purché sia di qualità e che porti con sé un messaggio importante. Sono anche molto appassionato ai musical e a livello vocale apprezzo cantanti che hanno una voce potente e piena da cui io prendo ispirazione».

Cosa significa per te cantare e cosa provi quando sali sul palco?

«Per me cantare significa avere un veicolo con il quale posso esprimermi e lasciar libere le mie emozioni. Scrivere canzoni mi è di aiuto come se fosse una terapia, perché mi permette di lasciare andare i miei pensieri e riflettere su esperienze personali. Quando salgo sul palco provo sempre una grande adrenalina che cerco ogni volta di utilizzare per dare il meglio di me, è come avere una scossa molto intensa che però bisogna sapere controllare per riuscire a sfruttarne la componente positiva».

Cosa diresti a un bambino che volesse intraprendere la carriera di musicista?

«Se un bambino o una bambina volessero intraprendere la carriera di musicista li incoraggerei a farlo senza alcun dubbio. Penso fermamente che oggi più che mai i più giovani abbiano bisogno di abbandonare i cellulari e i videogames per comperarsi in alternativa uno strumento musicale a cui sentono di essere legati. Consiglierei poi di avere pazienza, caparbietà, determinazione, fare sacrifici, studiare e soprattutto non demoralizzarsi, non perdere mai la speranza di raggiungere i propri obiettivi e coronare i propri sogni».

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