“Giusto fra le Nazioni” e prete fra la gente

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La vicenda di mons. Angelo Bassi, storico parroco di Gremiasco, raccolta in un volume a 10 anni dalla morte: si tratta della tesi di laurea di Silvia Raffo, arricchita da nuovi contributi, che sarà presentata il 17 febbraio

Dieci anni fa, il 23 novembre 2012, a 98 anni, terminava il suo cammino terreno mons. Angelo Bassi, per tutti don Angelo, “Giusto fra le Nazioni”, che per più di 60 anni ha retto la parrocchia di Gremiasco, in Alta Val Curone. Per onorarne la memoria e per raccontare ai posteri la figura di questo amato e indimenticato sacerdote, il Comune ha dato alle stampe Monsignor Angelo Bassi – “Uscire dal proprio guscio… aprirsi a mondi lontani”. Il volume parte dalla ricostruzione storica della sua biografia, tratta dalla tesi di laurea della studentessa Silvia Raffo e si avvale della collaborazione della professoressa Maria Grazia Milani, che da anni conduce ricerche storiche in Val Curone e che ha conosciuto bene il prete. Raccoglie, anche, numerosi documenti, articoli di giornali locali e nazionali, testimonianze e foto inedite, tutti custoditi, per volontà di don Angelo, nella Biblioteca Civica di Gremiasco. In chiusura si può ritrovare la riproduzione anastatica del suo saluto che per sua volontà fu letto durante le esequie. Nelle pagine introduttive, oltre all’intervento del sindaco, Umberto Dallocchio, ecco le parole delle due autrici e di tanti amici, tra cui don Paolo Padrini, parroco per alcuni anni proprio in Val Curone, Carlo Varni, il maestro Armando Bergaglio, Carlo Buscaglia, don Livio Vercesi e Pino Decarlini.

Il sottotitolo dell’opera, che vanta un ricco apparato bibliografico e fotografico, sintetizza il percorso di don Angelo attraverso quelli che furono i suoi incarichi in vita: parroco, maestro, missionario e storico. Ad essi di aggiunge il titolo “Giusto fra le Nazioni” che gli fu conferito nel 2004 dallo Yad Vashem di Gerusalemme e che rappresenta il più alto riconoscimento concesso dallo Stato di Israele a coloro che hanno aiutato gli ebrei durante la Shoah. Il motivo va ricercato in un gesto coraggioso ed eroico che il sacerdote compì durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo il 1943, mentre era parroco sulle montagne dell’Alta Val Trebbia, dove la lotta partigiana per la liberazione fu cruenta. In quei drammatici frangenti, il giovane parroco non esitò a mettere a rischio la sua esistenza per salvare il paese dalle rappresaglie nazifasciste e offrì rifugio a una famiglia di ebrei che riuscì così a scampare alla deportazione nei lager.

I cinque capitoli ripercorrono le tappe del suo percorso e si soffermano, soprattutto, sul suo spirito missionario che lo portò in Africa, in India, in Argentina e in Russia, alla scoperta di mondi lontani e di culture molto diverse tra loro, di cui fu poi fedele testimone e sostenitore, raccontando a quanti lo aspettavano a casa, realtà distanti e sconosciute.

Non mancò mai il sostegno del sacerdote alle missioni diocesane che seguì sempre con entusiasmo e di cui si fece portavoce nella sua comunità. Significativo anche il suo affetto per don Orione che ebbe modo di conoscere e che a lui donò un’immaginetta il mese prima di morire.

Nato a Cusinasco di Monleale nel 1914, don Angelo fu anche maestro elementare, fondatore della Pro loco di Gremiasco, storico appassionato e autore di libri che raccontano le tradizioni, gli usi e i costumi della sua gente e delle sue valli. Fu, però, come molti sottolineano, sacerdote per la gente e fra la gente. Sono ancora tante le persone che ricordano la passione per l’insegnamento e l’entusiasmo per le nuove generazioni che si accompagnavano alla sua viva curiosità culturale e storica, motore delle sue pubblicazioni, frutto di lunghe ricerche, condotte sempre con modestia e cordialità. Nel testo si racconta anche un aspetto forse poco noto di don Angelo ma molto interessante e originale: la sua amicizia con Fausto Coppi che conobbe quando fu inviato come vice parroco a Castellania. Il futuro Campionissimo in quegli anni era agli esordi della carriera. Al giovane prete si rivolse fiducioso il papà di Fausto, Domenico, chiedendogli di far desistere il figlio dai sogni di gloria sulle due ruote.

Ottenne il contrario. Fu invitato a credere nelle sue imprese da ciclista e a lasciarlo andare per la sua strada. Fausto, in cambio, di ritorno da Varese, prima vittoria in una gara, il 14 agosto 1939, consegnò nelle mani di don Angelo il mazzo di fiori che gli avevano regalato come omaggio alla Madonna. E da quel momento non si fermò mai più.

Altre curiosità sul parroco dell’Alta Val Curone saranno svelate venerdì 17 febbraio, alle ore 17.30, nella Biblioteca Civica “Tommaso de Ocheda” di Tortona, durante la presentazione del volume, nell’ambito dell’iniziativa “Libri dal vivo”. Interverranno, con le autrici, Giuseppe Decarlini, Carlo Varni e Carlo Lupi. Modererà la presentazione Giorgio Gatti.

Daniela Catalano

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