L’anticomunismo del primo Pontefice globale

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Il 18 maggio ricorreva il centenario dalla nascita di Karol Wojtyla, il Papa che cambiò la storia della Chiesa universale

Non si spegne, a cento anni dalla nascita, il ricordo di quella immagine che entrò nelle nostre vite con la potenza di un sorriso che rivelava l’eccezionalità di una storia al suo inizio. L’immagine che la sera del 16 ottobre 1978 dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro s’irradiò nel mondo mostrando il giovane Papa, appena eletto, la cui prima apparizione mutò nel cuore dei cristiani la percezione del Vicario di Cristo. Veniva da una terra lontana, come si premurò di dire nella breve e toccante allocuzione, per essere Pontefice della Chiesa romana. Il suo nome, incomprensibile ai più al momento dell’annuncio, Karol Wojtyla, divenne Giovanni Paolo in omaggio al suo predecessore, Albino Luciani, che aveva regnato soltanto trentatré giorni. Karol Wojtyla (Wadowice, Cracovia, 1920 – Roma 2005): primo Papa non italiano dell’epoca moderna dopo Adriano VI (1522-23) e primo Papa slavo della storia.

Nato da modesta famiglia, fu studente in Lettere e, durante l’occupazione nazista della Polonia, anche operaio in una cava di pietra e poi in una fabbrica di prodotti chimici. Sacerdote dal 1946, si laureò a Roma, all’Angelicum, in Teologia e quindi a Cracovia in Filosofia; insegnò Etica nell’università cattolica di Lublino e nella facoltà teologica di Cracovia. Vescovo ausiliare, poi arcivescovo (1964-78) di Cracovia, creato cardinale nel 1967, partecipò al concilio Vaticano II e a tutte le assemblee del sinodo dei vescovi. Eletto Papa il 16 ottobre 1978, succedendo a Giovanni Paolo I, diede avvio a un’intensa attività apostolica, espressa da frequenti uscite dal Vaticano (visite a 317 delle 333 Parrocchie della diocesi di Roma) e da Roma (146 viaggi in Italia e 104 nel mondo), da molti documenti (14 encicliche, la prima delle quali è la Redemptor hominis del 1979, 15 esortazioni apostoliche, 11 costituzioni apostoliche e 45 lettere apostoliche). Inoltre, proclamò 1338 beati e 482 santi; tenne 9 concistori, creando 231 cardinali, e convocò 15 assemblee del sinodo dei vescovi. Il 13 maggio 1981 fu gravemente ferito in un attentato da un estremista turco, Ali Ağca, che poi volle incontrare, durante la sua vista al carcere romano di Rebibbia.

Giovanni Paolo II si trovò a dover fronteggiare una crisi che avrebbe demolito le fondamenta stesse della Chiesa se al processo di distruzione non si fosse opposto energicamente: la Curia era divisa, la secolarizzazione post conciliare aveva fatto strame della liturgia mutando i connotati del cattolicesimo praticato, la “teologia della liberazione” apertamente s’impegnava a piegare l’insegnamento cristiano alla logica della rivoluzione marxista, stravolgendo gli stessi fondamenti del cristianesimo, mentre l’imperialismo comunista faceva ancora la sua parte e ci sarebbero voluti almeno dieci anni per sconfiggerlo, con la politica, la fede, il richiamo ai valori umani primari e intangibili: un’opera immane alla quale il giovane Pontefice si applicò con forza e dedizione. Non a caso Giovanni Paolo II cominciò dall’America Centrale la sua predicazione e uno dei primi viaggi lo fece in Messico, a Puebla, dove, in occasione del Congresso eucaristico, pronunciò uno dei discorsi più forti del suo esordio pastorale mettendo in guardia la Cristianità dai pericoli incombenti. Lui, che conosceva bene il comunismo, era certamente al corrente delle disposizioni che Lenin impartì a Maxim Gorki a proposito della religione che, sosteneva, era necessario «attaccarla dall’interno, provocando dispute, lotte e scismi fra coloro che la professano, in modo da creare confusione tra i credenti, da generare dubbi, incertezze e, infine, la perdita della fede». L’unità della Chiesa, il ristabilimento della verità, la riproposta della Tradizione che a molti, nelle stesse istituzioni ecclesiastiche fece storcere in naso, sono stati i fondamenti del magistero di Papa Wojtyla consapevole che le divisioni avrebbero fatto naufragare la fede e avrebbero aperto le porte a quella confusione a cui alludeva Lenin. La lezione “politica” di Wojtyla ha radici profonde. Il suo pontificato non si comprende se non partendo da essa, complessa nella struttura – fatta di libri, encicliche, lettere apostoliche, discorsi – e dinamica perché calata nella realtà dei popoli, delle nazioni e del governo del mondo.

L’anticomunismo di Giovanni Paolo II non è stato, dunque, soltanto dottrinario, ma pratico e oltre che rivolto alla liberazione dell’universo concentrazionario, ha avuto lo scopo di difendere la Chiesa da uno dei suoi nemici più implacabili, essendo il materialismo pratico proprio delle società opulente. Con la sua prima enciclica, la Redemptor Hominis, un testo apertamente “cristocentrico”, il Pontefice esaminava la decadenza e ne indicava il superamento nella riscoperta del primato della persona messa in discussione dal dominio totalizzante della tecnica.

Tra i tanti temi del pontificato spiccano la necessità di una «nuova evangelizzazione», la difesa e promozione dei diritti umani (in particolare la libertà religiosa), la tutela della vita (contro l’aborto, l’eutanasia e ogni forma di violenza), la protezione della famiglia, la pace e la giustizia sociale. Il pontificato è stato anche contrassegnato dal sostegno ad alcuni movimenti ecclesiali (tra questi, l’Opus Dei), dal rigore in campo dottrinale e disciplinare e dalla continuazione del dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane e le religioni non cristiane (in proposito va ricordata soprattutto la Giornata mondiale di preghiera per la pace tenutasi ad Assisi il 27 ottobre 1986 per iniziativa del Papa, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle Chiese cristiane e delle principali religioni). Di rilievo sono state le promulgazioni del nuovo Codex iuris canonici (1983) per la Chiesa latina e del Codex canonum ecclesiarum orientalium (1990) per la Chiesa orientale, e la pubblicazione (1992) del Catechismo della Chiesa cattolica. Infine, è da menzionare che sotto il suo pontificato è stata ristabilita la gerarchia cattolica nell’Est europeo e sono state riallacciate o instaurate relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e i Paesi dell’Europa centrale e orientale. È stato il Papa che ha universalizzato, anche e soprattutto con la sua presenza in tutti i continenti, il messaggio universale del Vangelo. Il primo Pontefice globale. La malattia e la lunga agonia sono stati un momento di fede intensa per tutta l’umanità. Dopo la sua morte (2 aprile 2005), 3 milioni di persone raggiunsero Roma per rendere omaggio alla sua salma. Beatificato da Benedetto XVI il 1° maggio 2011, è stato proclamato santo da papa Francesco il 27 aprile 2014. Festa il 22 ottobre.

Luca Rolandi

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