Nei secoli sempre fedeli al papato

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Concludiamo con questa puntata, che mette in luce il rapporto tra i vescovi e i Pontefici, la storia dell’episcopato tortonese, in attesa che l’attuale successore di san Marziano, Mons. Guido Marini, il 7 novembre faccia il suo ingresso tra noi

L’episcopato tortonese ha un’ininterrotta storia di fedeltà al papato, che si cementa già nel IV secolo, prima con sant’Innocenzo e poi con sant’Esuperanzio. Innocenzo fu accolto fuggiasco a Roma da Papa Milziade e poi ordinato vescovo e inviato nella sua città natale da san Silvestro. La tradizione tortonese ha custodito la data dell’ordinazione del suo grande figlio, il 24 settembre 325, celebrandone la memoria liturgica fino agli anni 70 del secolo XX. Ugualmente sant’Esuperanzio custodì la sede di Tortona nella fede nicena, subendo prima l’esilio, insieme a sant’Eusebio di Vercelli, e spendendosi poi accanto a sant’Ambrogio per sradicare l’arianesimo dal nord Italia.

L’omaggio di Papa Callisto II a san Marziano

Il 29 gennaio 1119 era morto nel monastero di Cluny Papa Gelasio II. Il 1° febbraio successivo sei cardinali, che erano a Cluny, elessero Papa il vescovo di Vienne nel Delfinato Guido, figlio di Guglielmo “Testa Ardita” conte di Borgogna, e fratello di Gisla, moglie del conte Umberto di Morienna da cui discende la reale casa di Savoia. Il nuovo Papa prese il nome di Callisto II e fu incoronato nella cattedrale di Vienne, dopo di che prese la via dell’Italia per recarsi a Roma. Nell’aprile del 1120 era a Tortona, dove sostò diversi giorni; qui fu raggiunto dall’arcivescovo di Milano, Giordano, insieme con i vescovi suoi suffraganei e capitò una cosa strana. Era vescovo di Tortona Pietro II, da nove anni eletto e insediato, ma non ancora consacrato.

In altri termini sedeva sulla cattedra tortonese un vescovo che non aveva ancora ricevuto l’ordinazione episcopale… e questo da nove anni! Pietro chiese pertanto al Papa di procedere alla sua ordinazione, che avvenne il giorno 11 aprile del 1120, per mano dell’arcivescovo Giordano, presente il Pontefice.

Il fatto strano fu che l’ordinazione non avvenne in cattedrale, situata allora sul colle che sovrasta la città (l’attuale “Castello”), ma il corteo papale uscì addirittura dalla mura di Tortona per recarsi all’abbazia di san Marziano, perché Callisto stimò che il luogo più adatto per consacrare un vescovo fosse la chiesa edificata sul sepolcro del primo vescovo cittadino.

Città fedele al successore di Pietro

Tortona fu anche città che accolse i pontefici in momenti drammatici della storia. Così avvenne durante il pontificato di Giovanni VIII (872-882) nella disputa alla successione al trono del Sacro Romano Impero, alla morte senza eredi maschi dell’imperatore Ludovico II nell’875.

Giovanni VIII incoronò imperatore Carlo il Calvo il giorno di Natale dell’875 nella basilica di san Pietro. Entrambi si recarono poi a Pavia per celebrare un sinodo in cui Carlo fu anche incoronato re d’Italia. Minacciati dall’esercito dell’avversario Carlomanno, Giovanni VIII e l’imperatore si rifugiarono in Tortona, città munita e fedele; qui nell’877, in cattedrale, il Papa incoronò imperatrice la moglie di Carlo, Richilde.

Nove secoli dopo un altro pontefice, durante un’ora drammatica della storia, ricevette il caldo abbraccio della diocesi.

Si tratta di Pio VI, durante il viaggio in cui fu portato prigioniero in Francia per ordine del governo rivoluzionario nel 1799. In aprile passò il confine della diocesi tortonese, acclamato di borgata in borgata in un tripudio di inni e al suono festoso delle campane, lungo la via Emilia.

I comandanti giacobini avevano vietato ogni manifestazione e avevano mandato la guardia civica a presidiare i campanili, ma la determinazione della folla e l’atteggiamento conciliante delle stesse guardie, che spesso finsero di non comprendere gli ordini, fece fallire l’intento.

Furono giorni di piogge torrenziali che gonfiarono ogni corso d’acqua e trasformarono le strade in pantani, ma la gente accorse ugualmente sotto la pioggia e non temette di inginocchiarsi nel fango e tra le pozzanghere al passaggio del Papa, per rendere l’onore dovuto al Vicario di Cristo.

Pio VI arrivò a Voghera la sera del 18 aprile e alloggiò in casa dei Conti Dattili, oggi sede dell’Unione Industriali in via Emilia 166, o, secondo il Manfredi, nel palazzo dei signori Della Tela. Il Papa ricompensò la calorosa accoglienza dei Vogheresi dichiarando privilegiato in perpetuo l’altare della Beata Vergine in Duomo. Il viaggio riprese alla volta di Tortona, passando per Pontecurone e raggiungendo in fretta la città. Il comandante tortonese, forte del numero di soldati che presidiavano la fortezza del castello, si mostrò freddo e ostile e non voleva che il vescovo, Mons. Pio Bonifacio Fassati, ospitasse il Pontefice nel suo palazzo; anzi, intimò l’immediata partenza per Alessandria, dove il convoglio era atteso per la sera di quello stesso giorno 19 aprile. A nulla valsero le proteste della municipalità e dei maggiorenti cittadini e la mediazione dello stesso Mongen, che temeva per le precarie condizioni di salute di Pio VI; anche un commissario del Direttorio, giunto da Parigi, interpose inutilmente la sua autorità. Cedette solo davanti all’impossibilità di guadare lo Scrivia e concesse il ricovero del Papa in episcopio.

Alle porte della città era avvenuto un fatto increscioso: in mezzo alla folla, che riveriva il passaggio di Pio VI, si alzarono voci di scherno e insulto al Pontefice da parte di due militari, che si rivelarono essere due ex frati apostati passati alla rivoluzione.

Questo episodio, insieme al comportamento del comandante, suscitò la reazione indignata dei Tortonesi che la mattina del 20 aprile invasero la piazza del Duomo e le vie adiacenti in tumulto, disarmando alcuni drappelli della guardia civica, coll’intento di impedire la partenza del Papa.

I Francesi si ritirarono nel castello e minacciarono di cannoneggiare la città; l’intervento del vescovo impedì lo spargimento di sangue e si venne al compromesso di accompagnare con tutti gli onori Pio VI fino allo Scrivia.

Anche Pio VII fu confortato dalla calorosa accoglienza dei Tortonesi, sia nel 1804 durante il viaggio a Parigi per incoronare Napoleone imperatore, sia nel 1814 al ritorno trionfale dopo quattro anni di prigionia in Francia.

San Pio V il Papa tortonese

San Pio V Ghislieri è figlio di questa Chiesa, essendo nato a Bosco (oggi Bosco Marengo), storica pieve della diocesi tortonese fino al 1817. Nutrì sempre un affetto singolare verso la diocesi d’origine e salendo al soglio di Pietro, nel 1566, così la salutò: «Nobilissima Dertonensis Ecclesia ex qua originem traximus». Anche da Papa conservò un particolarissimo atteggiamento di riverenza verso il vescovo di Tortona e, quasi fosse ancora il semplice Fra Michele del Bosco, chiese a mons. Cesare Gambara la licenza di fondare il monastero di Santa Croce al suo paese natale: «Monsignore come fratello, desiderando io di fare con l’aiuto del Signore Iddio qualche beneficio al Bosco Alessandrino, mia patria, della diocesi di Vostra Signoria Reverendissima in quel che tocca il servizio spirituale, ho designato di fabbricarvi una chiesa e un convento da tenervi i figli di San Domenico Osservanti; il che intendo che debba essere con sua buona grazia e licenza, come dispone il Sacro Concilio Tridentino».

E ancora quando la nipote Paolina gli chiedeva alcuni favori a beneficio di un parente, rispondeva: «Se il reverendissimo vostro vescovo di Tortona, perito di somiglianti negozi, mi manderà gli attestati della sua idoneità volentierissimo mi adoprerò a fargli ottenere ciò che conviene».

Maurizio Ceriani

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