Il regalo ad hoc

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di Patrizia Ferrando

Il consumismo, credetemi, non soltanto comprende atteggiamenti discutibili per varie ragioni, ma non è nemmeno chic. Nonostante ciò, e a prescindere dalla somma che si può spendere, scambiarsi doni nel periodo natalizio resta un bel modo di esprimere affetto e portare allegria.

Non chiamiamola, dunque, corsa ai regali: deve essere un piacere, il più possibile e, in assoluto, una ricerca che esuli dai gusti personali e che giammai includa “cose comprate tanto per”.

Un regalo gentile, infatti, risulta tale quando davvero reca il concetto di “pensiero”: non può essere, quindi, un oggetto anche di qualità, ma anonimo, “buono un po’ per tutti” e nemmeno qualcosa che ci piace però non ha niente a che vedere coi gusti del destinatario. Solo in pochissimi casi diventa regola aver apprezzato noi per primi quanto destineremo a cadeau: i libri, la musica, la gastronomia, ferma comunque restando una buona probabilità che i nostri gusti siano condivisi.

Qualsivoglia “piccolezza” godrà di valore aggiunto, ricordiamolo, se ben confezionata e, soprattutto, se accompagnata da un biglietto con una frase veramente ad hoc.

Le strade dei regali natalizi presentano, per il resto, un bivio principale: scegliere la via della sorpresa o quella del desiderio? Le buone maniere suggeriscono di evitare insidie in ambedue i casi. La sorpresa più affettuosa non è un oggetto inaspettato, perché strano o costoso, ma un dono che travalica la prevedibilità. Vale la pena pensarci, soprattutto riguardo agli anziani, che potrebbero gradire moltissimo una scelta frivola, festosa o legata all’intrattenimento e a chi, magari per ruolo sociale, riceve molti pacchetti, nei quali però non sono contenuti inviti a coltivare un hobby alternativo o la quiete domestica. Quanto al desiderio, il risultato sfavilla se è stato “intercettato” e non colto quasi come richiesta. I più organizzati prendono nota, durante l’anno, di osservazioni entusiaste e casuali da tramutare in liste per gli acquisti; fare regali utili è saggio e apprezzabile, proviamo però a non sconfinare verso il provvedere alle necessità.

Personalmente trovo abominevole la superstizione, che tuttavia alberga perfino in alcuni insospettabili. Oltretutto, ci sono singole usanze che travalicano i soliti “repertori da iattura”: oltre che in oggetti che tagliano e pungono, perle e fazzoletti, capita chi paventa cattiva sorte in ombrelli, specchi, calze… Se doveste notare una strana espressione nel ricevente, estraete pronti una battuta: «Mi devi dieci centesimi!». Un incontro festoso non si addice a sradicare le convinzioni, anche pessime, delle nostre conoscenze.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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