Il monastero dell’Annunziata

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La Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, grazie al bando “Restauri Cantieri Diffusi”, assegna 2,4 milioni di euro di contributi per salvare 135 “gioielli” artistici e architettonici del Piemonte e della Valle d’Aosta che torneranno al loro antico splendore. Tra i cantieri che nei prossimi mesi coinvolgeranno oltre 250 imprese medio-piccole del territorio, rientra anche quello che interessa l’ex convento dell’Annunziata a Tortona. I fondi stanziati andranno a finanziare interventi di restauro conservativo, riqualificazione funzionale e adeguamenti nel complesso architettonico monumentale. L’investimento della Fondazione CRT attiva un doppio circolo virtuoso perché, come ha spiegato il presidente Giovanni Quaglia, «ridà fiato a molte imprese nel nord Ovest e mette a disposizione del territorio ulteriori risorse – 730 mila euro nell’ultimo anno – concretizzando il ruolo strategico della filantropia per garantire che l’arte sia, al tempo stesso, una ricchezza da valorizzare nel presente, ma anche un’eredità per il futuro». Lo storico Fausto Miotti, presidente dell’associazione “Amici dell’Abbazia di Rivalta”, accompagna i lettori alla scoperta della storia dell’ex convento dell’Annunziata.

Il monastero femminile dell’Annunziata di Tortona fu fondato nel 1419 come filiazione del monastero dell’Annunziata di Pavia. Il cenobio pavese era sorto nel 1408 per iniziativa di quattro nobildonne assistite da Michelina di Sannazzaro, priora del monastero di Santa Marta di Milano, desiderose di vivere in umiltà e povertà la propria esperienza religiosa. Fu il duca Filippo Maria Visconti il 7 gennaio 1408 a donare un sito nei pressi della chiesa di S. Giorgio in Broglio a Pavia dove le monache potessero erigere la propria casa. La piccola comunità religiosa guidata dalla priora Antonina de Piscarijs, con l’autorizzazione di Papa Martino V, adottò come norma di vita la Regola di S. Agostino. Negli anni successivi, sempre con il supporto delle consorelle di Milano, le monache di Pavia fondarono, oltre che a Tortona, numerose altre comunità: Piacenza (1425), Alessandria, Valenza (1443), Voghera (1454), Castelnuovo Scrivia (1455) e Viguzzolo. Nel 1429 la madre Margherita Lambertenghi, priora di S. Marta di Milano, come avevano fatto le monache dell’Annunziata di Pavia, fece ricorso a Martino V per la conferma dell’istituto di vita che professava.

Il Pontefice indirizzò una bolla a Enrico Rampini di S. Alosio, vescovo di Tortona, incaricandolo di acquisire informazioni sulle donne di S. Marta per estendere a loro il modo di vivere delle sorores di Pavia e Tortona.

Nel testo della lettera si fa esplicito riferimento al monastero tortonese.

L’ufficio di papa c’impone di provvedere con favorevole sollecitudine al vantaggio e alla quiete delle persone devote, per cui, tempo fa, abbiamo pensato di acconsentire, con una nostra lettera, che l’ora fu Antonina de Piscarijs e le altre sorelle beghine, allora esistenti, chiamate domus della Nuntiata papiensis, le quali portavano regularem habitum, dimorando nella medesima casa (domus), senz’alcuna macchia o taccia d’infamia, continuassero a portarlo, facendo voto a Dio di obbedienza, povertà e castità, e, mettendosi al Suo servizio, respinti i mondani allettamenti, seguitassero a permanere in quella casa. Ma testé ci è stata esibita una lettera da parte di tutte quante le dilette figlie in Cristo beghine ed anche da parte delle suore attualmente esistenti che prendono nome dalla casa anzidetta, da cui veniamo a sapere che, dopo la morte di Antonina e delle sorelle che con lei vivevano, moltissime vergini e vedove sono entrate in detta casa e nella casa tortonese della Nunziata che da quella dipende, e molte altre sperano di entrarvi indossando lo stesso abito, con gli stessi voti e praticando la stessa vita al servizio di Dio. Esse chiedono di estendere anche a loro e alle case loro donate, a tal uopo, da pie persone l’autorizzazione a suo tempo concessa – con riguardo alle precedenti case di Pavia e di Tortona – a risiedervi e di concedere anche a loro, con apostolica benevolenza, quant’altro può meglio assicurarne la sussistenza. Non avendo però noi precisa contezza delle suddette cose, Ci rivolgiamo a te, vescovo di Tortona, perché assuma con diligenza puntuali informazioni al riguardo; dopodiché, se la realtà corrisponderà a quanto ci è stato riferito e al contenuto della lettera, Ti diamo l’autorità di estendere alle nuove sorelle le concessioni da Noi fatte a suo tempo alle suore allora esistenti tanto nella casa di Tortona quanto in quella di Pavia: questo anche assegnando e concedendo loro le nuove dimore. A te il compito di approvare e confermare le suddette misure supplendo omnes defectus, si qui forsan intervenerunt in eisdem. Data a Roma presso i Santi Apostoli il 26 gennaio, nel dodicesimo anno del Nostro pontificato.1

Raccolte le informazioni utili, la bolla fu confermata il 23 marzo 1430 e sottoscritta dal canonico e dottore decretale tortonese Pietro Gabriele Oltrono, vicario subdelegato del vescovo di Tortona (delegato apostolico), con atto rogato dal notaio tortonese Giacomo Passalacqua.

Fu la bolla Digna reddimur che, emanata il 28 dicembre 1446 da Papa Eugenio IV, confermò alla priora Elisabetta de Rainectiis e alle religiose della casa dell’Annunziata di Pavia l’appartenenza all’ordine di S. Agostino, riconoscendo anche la piena autonomia dagli Ordinari diocesani e dai superiori dell’Ordine maschile di S. Agostino. La priora di Pavia aveva il privilegio di eleggere le priore delle altre case affiliate senza il bisogno di conferma da parte dell’Ordinario diocesano.

La documentazione riferita ai primi tempi della vita del monastero tortonese è molto scarsa. L’erudito settecentesco Eustachio Bussa riporta la notizia fondata che un benefattore, padre di una monaca, acquistò alcune case e favorì la costruzione di una piccola chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, senza però fornire date. Il monastero si trovava nell’isolato oggi delimitato dalla via Emilia, via Mirabello, via Giulia e via Montemerlo, dove persiste una manica dell’antico chiostro databile, dalla tipologia costruttiva, alla fine del XV secolo. Nei primi decenni del XVI secolo il monastero attraversò un periodo molto difficile dovuto alle guerre e alla pestilenza che colpì il tortonese.

I legami con il monastero “madre” di Pavia si affievolirono, anche se la bolla del 6 dicembre 1523, emessa da Papa Clemente VII, riconosceva il monastero tortonese ancora appartenente alla congregazione pavese, mentre nello “stato della diocesi” sempre del 1523 è definito soggetto all’Ordinario diocesano ed in estrema povertà2. Sotto l’episcopato di Uberto Gambara (1528-1548) per aumentare le rendite del monastero fu soppressa l’abbazia cistercense femminile di S. Pietro in Vincoli e unita all’Annunziata. Da un atto notarile stipulato nel monastero nel 1543 abbiamo un termine ante quem per datare l’unione dei due monasteri: Tortona, martedì 20 marzo 1543, hora vesperarum vel circa, in porta et parochia sancti Nicolaij, in ecclesia sancte marie magdalene monasterij de la annunciata, nel parlatorio che è in detta chiesa. Convocate e congregate al suono rituale della campanella la badessa e le monache del monastero dell’ordine di Sant’Agostino: (…) tutte monache professe e vocali del monastero, le quali hanno voce in capitolo e possono espletare gli affari del capitolo e del monastero (dove peraltro ci sono molte altre monache abilitate a farlo).

Tutte unanimi e concordi si dichiarano tacite e contente verso il notaio rogante e accettante a nome del magnifico juris utriusque doctor Nicolò Guidobono per aver da lui avuto e ricevuto, mediante il notaio, nove moggia di frumento alla misura della Città, nonché libre cinque e soldi sei e denari otto imperiali di Milano in contanti per l’annuale fitto che il Guidobono deve in perpetuo all’abbazia nella festa di San Lorenzo per le proprietà e le possessioni di cui è stato investito (come dal relativo strumento d’investitura rogato al dì di San Lorenzo del 1542).

Gli rilasciano quindi quietanza. Testimoni Bernardo Guidobono di Nicolò e Ludovico Guidobono Cavalchini di Antonio.3

La dote del monastero, successivamente, fu consolidata con i beni della soppressa chiesa parrocchiale di S. Nicolò e dell’ospedale di S. Giacomo di Castelnuovo Scrivia. Essendo direttamente sottoposto all’Ordinario, la disciplina all’interno del monastero era stata mantenuta anche prima delle disposizioni conciliari che avevano imposto una clausura molto stretta. A seguito dell’intervento del cardinale Giovanni Paolo Della Chiesa, quando il monastero era retto dalla sorella Paola della Chiesa, nel 1573 fu ricostruita completamente la chiesa del monastero, mentre il campanile fu edificato nel 1581. Nel 1590 il monastero dell’Annunziata ospitava 49 monache ed aveva una cospicua rendita annua che ammontava a 1180 scudi4.

Il 16 agosto 1802 a seguito del decreto napoleonico tutti i monasteri tortonesi furono soppressi e il 4 settembre fu chiuso anche il monastero dell’Annunziata. Alcune settimane dopo Domenico Figini, giudice di pace della città, Domenico Trevisi, maire aggiunto, commissario delegato dal sottoprefetto, e il cittadino Lefebre, regolatore del Demanio Nazionale si recarono in ogni monastero e stilarono un inventario dei beni mobili ed immobili. Al momento della soppressione il monastero era abitato da 15 suore, nessuna delle quali nata a Tortona.

I possedimenti terrieri che annoveravano anche le seguenti cascine: la Capitania e la Cascina nuova, site a Tortona, e la Cascina S. Giacomo, sita a Pontecurone, furono vendute all’asta al miglior offerente.

Il monastero invece fu incamerato dal demanio e ceduto nel 1805 dalle autorità francesi al comune di Tortona, il quale nella prima metà del XIX secolo demolì quasi interamente i vecchi locali monastici edificandovi un edificio scolastico e il teatro civico.

Note:

1 Biblioteca universitaria di Pavia, fondo ms Ticinese 182, vol. 1.

2 C. Goggi, Per la storia della diocesi di Tortona, Tortona, 1964, vol. II, p. 119.

3 Archivio di Stato di Alessandria, Notai di Tortona, Giovanni Agostino Ribrocchi, vol. 2045.

La soppressione dell’abbazia cistercense femminile dovrebbe essere di poco posteriore all’allontanamento dei cistercensi dell’abbazia di Rivalta Scrivia sancito con bolla papale nel 1538.

4 L. Tacchella, La Riforma tridentina nella diocesi di Tortona, Genova. 1966, p. 72.

Fausto Miotti

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