Gli amici sono sempre pochi

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di Patrizia Ferrando

I libri di galateo dei tempi più lontani, in gran parte scritti da uomini, spesso sacerdoti o studiosi di filosofia, avevano una forte componente etica, e non si fermavano a consigliare la condotta da tenere in varie occasioni, perché tentavano disamine e analisi delle umane evenienze alla luce della morale. Questa modesta rubrica sta lontana da cotante risorse e ambizioni anche se, stavolta, lascia le frequenti frivolezze per parlare di amicizia.

Il tema è legato a doppio filo con la gentilezza, eppure pochi testi moderni di bon ton lo affrontano.

Nei manuali più completi, tuttavia, si trovano spesso interessanti considerazioni sull’argomento, la più importante delle quali riguarda l’indispensabilità del reciproco e costante scambio di affetto, aiuto e sostegno.

Se la disponibilità e la collaborazione sono dovute a tutte le persone, l’amicizia dovrebbe essere coltivata soltanto con persone che per posizione, età, gusti sentiamo più vicine a noi e con le quali siamo certi che ci potrà essere sempre quel costante e scambievole flusso di dare e ricevere.

Se non abbiamo amici, casi estremamente sfortunati a parte, una causa potrebbe risiedere nell’essere, o nel mostrarsi, poco predisposti a dare, pur pretendendo di ricevere.

Se crediamo di avere tantissimi amici è quasi sicuramente perché scambiamo l’amicizia per la benevolenza sociale, quel legame che le persone creano tra di loro con predominanti ragioni di vantaggio di varia natura e che moltissime volte finisce con l’avvolgere i rapporti umani e le conoscenze.

La benevolenza sociale, che, come scriveva Antonio Rosmini, “ama l’altrui bene non propriamente e necessariamente perché bene altrui, ma perché egli lo trova condizione necessaria al suo bene particolare”, è molto diversa dall’amicizia perché l’amore per il bene comune non vale di per sé, ma è visto in funzione del bene proprio.

Per quanto detto prima, pertanto, non dobbiamo preoccuparci di avere amicizie limitate: gli amici non possono essere che pochi, perché sono persone, per noi, importanti e preziose e le cose preziose sono, inevitabilmente, rare.

A margine: tra amici ci possiamo concedere molte confidenze e tenere atteggiamenti più rilassati rispetto a quanto avviene con estranei o persone con cui i rapporti sono solo formali, ma non di meno la nostra gentilezza vorrà e dovrà emergere, insieme a quel tatto (un modo forse desueto, per me efficace, di unire discrezione ed empatia) che sa di affetto.

Un’ultima considerazione: le amicizie confinate tra applicazioni internet e social, sono, ovviamente, semplicemente dei contatti e niente di più. È importante esserne consapevoli.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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