Il bon ton non serve?

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di Patrizia Ferrando

“I miei genitori criticano il mio interesse per il galateo, dicono che è roba sorpassata, ridicola e inutile”: questo è il commento di una diciassettenne, letto pochi giorni fa su un social network. Quasi in contemporanea, in quel di Arcore è scoppiata una polemica. Nulla a che vedere con un famoso ex premier, ad animare la diatriba sono maggioranza e opposizione del consiglio comunale del centro lombardo: oggetto del contendere la presentazione di un manuale di bon ton, secondo alcuni inappropriata nell’ambito degli eventi per l’8 marzo.

Entrambi gli episodi dimostrano quanto le buone maniere siano oggetto di luoghi comuni duri a morire, derivanti dalla mancata conoscenza di che cosa sia il galateo.

La parola “galateo”, come tutti sanno, viene dal trattato cinquecentesco di Monsignor Della Casa, dedicato al suo amico vescovo di Sessa, Galeazzo – che latinizzato diviene Galatheus – Florimonte.

Le buone maniere, tuttavia, si aggiornano di continuo e se, nei secoli, il trattare di buone maniere, un tempo più caro a uomini e specialmente ecclesiastici, è diventato appannaggio più comune tra le scrittrici, sarebbe una contraddizione in termini credere che comportarsi secondo bon ton voglia dire, fatto salvo qualche principio assoluto di gentilezza e rispetto, applicare le norme desuete.

Il punto sta nei continui mutamenti del galateo che può essere vecchio solo nel momento in cui si apre un volume stampato anni fa, in cui troveremo enunciati anacronistici. Chi potrebbe ritenere utile un prontuario meccanico di metà Novecento, a meno che non si tratti di un appassionato d’auto d’epoca?

Il “problema 8 marzo”, in fondo, credo si ricolleghi in parte alla convinzione che le buone maniere restino ferme a un passato più o meno remoto e constino in una sorta di sistema normativo che proporrebbe un ruolo femminile univoco, obsoleto e meramente “decorativo”. Tale convinzione va a connettersi col mondo delle “inutili” buone maniere, per tacer dell’ostinazione, quella sì molto datata, che mancare di educazione riveli modi libertari o volti all’essenziale. Il bon ton non serve? Vero, non ci ripari un elettrodomestico guasto e nemmeno ti fa sentire al fresco in pieno sole. Eppure, insieme ai vantaggi di una maggiore sicurezza di sé e della capacità di rispettare il prossimo, consegna il senso di benessere del muoversi con gentilezza, con un sorriso, e del condividere cose belle. E poi, anche a proposito di modi ribelli, le buone maniere non sono obbligatorie: ma, perfino per infrangerlo, un codice va conosciuto. Se ignora la storia dell’arte un pittore informale potrebbe risultare soltanto uno che pasticcia coi colori.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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