Fuori tempo massimo

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di Carlo Zeme

Il 3 gennaio alle 9 di mattina il supermercato sotto casa aveva già tolto tutti i panettoni e aveva bypassato la Befana e le calze proponendo chiacchiere o bugie a seconda di come siete abituati a chiamarle. Ora siamo a febbraio e a rimettermi a parlare di Natale rischio di essere al momento sbagliato e nel posto sbagliato. Mi fa forza però il ricordo di mio nonno, che smontava il presepe alla Candelora, il 2 di febbraio, lui diceva «per tradizione», il resto della famiglia pensava per pigrizia; ogni volta che andavo a casa sua e trovavo quel presepe “fuori tempo” gongolavo davanti alle luci a intermittenza che mi mettono sempre allegria. Le vacanze di Natale racchiudono secondo me i giorni più belli dell’anno, quelli che vanno dal 27 al 30 dicembre, perché Natale è passato ma c’è ancora nell’aria il panettone a colazione, la voglia di festeggiare, le luci, gli auguri e il Capodanno in arrivo. Quest’anno un allineamento di pianeti mi ha permesso di vivere quei giorni a casa, senza il lavoro, con la mia famiglia. Con mia moglie e Margherita, quaranta giorni di vita per 55 cm di lunghezza. Senza impegni e appuntamenti abbiamo assecondato quindi i ritmi della piccola più di quanto non avessimo già fatto in precedenza. Così, ci siamo fermati a guardarla mentre si svegliava, ad ammirarla mentre apriva gli occhi. Un’operazione che, nella mia vita, ho fatto spesso di corsa mentre stavo per perdere il regionale veloce al binario 3, lei l’ha svolta in trenta minuti. E mentre il mondo là fuori ha continuato a correre, agire, muoversi, si è presa il suo tempo e lo ha donato a noi. Immobile, poi di colpo un pugno all’insù, poi ancora immobile, poi un occhio aperto, anzi un occhiolino per far sapere che sta arrivando. Poi di nuovo sonno, poi due occhi aperti spalancati, un altro pugno all’insù e poi ancora sonno. Ci siamo alzati dal letto alle 11.40 senza essere andati in discoteca. Ma ci siamo divertiti ad ammirare la vita che si sveglia.

carlo.zeme@gmail.com

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