Influenza e resilienza

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di Silvia Malaspina

Nella generale crisi che stiamo vivendo, ho notato che nessuno sembra essere stato contagiato dall’influenza stagionale e mi sono soffermata a ricordare le differenti reazioni che essa provocava sulle femmine e sui maschi: un divario abissale!

Nei primi tempi della pandemia, quando ancora avevamo lo spirito per pungenti battutine sull’argomento, dilagava sui social una simpatica vignetta, nella quale una signora perplessa si domandava: «Perché misurare la temperatura agli uomini all’ingresso dei supermercati? Avete mai visto un uomo andarsene in giro con 37,5 di febbre?».

In effetti, a parte qualche isolata e intrepida eccezione, l’atteggiamento dell’esemplare maschile di fronte a malanni che travalichino il semplice raffreddore, è di tragedia incombente ed incommensurabile: potrei por-

tare molteplici testimonianze di madri sull’orlo di una crisi di nervi, perché, con i due pargoli ammalati in contemporanea, dovevano arginare la bambina che saltellava per casa e usciva di nascosto sul terrazzo, mentre il fratellino, in stato catatonico, richiedeva la presenza costante della genitrice al proprio capezzale.

La situazione non è migliore con l’avanzare dell’età: è folta la schiera delle mogli tentate di rispedire l’amato bene alla suocera, perché dal letto di dolore dell’influenzato, agonizzante, giungevano flebili ma accorate proteste: «Tu sottovaluti il mio stato di salute, non mi curi: quando avevo la febbre mia mamma mi cucinava la coscetta di pollo e il purè».

Anche la posologia dei farmaci poneva molte criticità: «Cos’è quella cosa che mi vuoi far bere? Te l’ha detto la dottoressa? Fammi leggere il bugiardino, non mi fido!».

In tempi normali, quando non si entrava nel panico per aver starnutito tre volte in 15 minuti, la reazione di noi donne di fronte ai conclamati sintomi di malanno stagionale erano di superiore negazione: «Non è niente, ho solo preso freddo!».

Allo step successivo, sferzate dai brividi del-la febbre e con la gola in fiamme, il pensiero si focalizzava sul: «Oddio, mi sta venendo l’influenza! Devo lasciare in ordine in ufficio, correre al supermercato a fare la spesa per i prossimi giorni, ricordarmi di infornare l’arrosto e preparare il sugo per domani, perché poi sarò fuori gioco!».

Infine, non potendo più negare l’evidenza di una temperatura corporea che si aggirava sui 39 gradi, ci concedevamo il lusso di accasciarci sul divano ed entrare in una dimensione di semi incoscienza, avendo estrema cura nell’evitare ogni contatto ravvicinato con il coniuge, pienamente consapevoli che l’indissolubilità del vincolo matrimoniale non avrebbe retto a una influenza di coppia.

La ragione di queste reazioni così diverse starà forse nel fatto che “influenza” è un sostantivo femminile singolare, così come “resilienza”?

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