Il bon ton sui social

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di PATRIZIA FERRANDO

Cronache recenti ci annunciano che i social network reputati come consolidati e diffusi, non sono più riferimento per i giovani. Di sicuro, però, hanno modificato, tra le altre cose, il modo d’invitare e mostrare agli altri proprie produzioni, dalle feste di compleanno agli hobby, dalle serate musicali ai tornei. Esiste un galateo anche per tutti i cosiddetti eventi, in questo mondo virtuale che ormai combacia col reale. Proviamo a vedere qualche caso. Taggare la gente nei post autocelebrativi, dai racconti alle memorie, dalle polemiche alle descrizioni di oggetti, solo per farsi leggere, è maleducazione. Non solo, ottiene l’effetto opposto: se qualcuno mi tagga insieme ad altre settanta persone, è sicuro che io non leggerò quel post e rimuoverò immediatamente il tag. Inviare tramite WhatsApp locandine, comunicati, inviti non personalizzati – mi riferisco agli invii seriali – è maleducazione. Bastano due parole di accompagnamento per cambiare tutto, si tratti di festeggiare i 6 anni della bambina come di promuovere una mostra di fossili. Non solo: se qualcuno usa il mio numero di telefono e, ripeto, lo fa col copia e incolla o col tasto inoltra, io (quale ipotetico ricevente) non solo non risponderò né prenderò in considerazione l’evento o il voluminoso file di materiale stampa ma, in più, assocerò per sempre la persona al gesto invadente. E ogni volta che riceverò un suo messaggio penserò “ci risiamo”. Poi: inviare a qualcuno link a video, dischi, libri o altro non è una scortesia. Ci mancherebbe. Anzi, fa scoprire cose belle, grazie a chi lo fa, soprattutto tenendo conto del destinatario. Ma diventare un tormento, un esasperante accollo, da quel momento in poi, con messaggi continui e mail e piccioni viaggiatori che domandano a ritmo martellante “per caso hai poi visto, ascoltato, letto? Perché ci terrei a un tuo parere…”, risulta irritante e controproducente. Ciascuno resta libero di inviare, regalare, spedire, ma questo non obbliga gli altri a sostenere, recensire (specialmente se non lo fa di lavoro) e diffondere. Il tuo progetto può piacermi e interessarmi, ma non può diventare il mio. E la gentilezza e la cortesia, aggiungo, non vanno mai confuse con altro. Infine: se mi mandi in privato le foto scattate a questa o quella presentazione e io ti rispondo “grazie, ma ti prego di non pubblicarla perché non mi piace come sono venuta” e tu la pubblichi lo stesso, io la vivrò come una prepotenza, una doppia indifferenza condotta molto male. Perché o non me la mostri oppure accetti il mio parere come dirimente. Bon ton, anche sui social, rimane sinonimo di considerazione per il prossimo. patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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