Esterina: la vita è prevalsa

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di Maria Pia e Gianni Mussini

A casa non abbiamo mai avuto problemi di razzismo o anche solo di pregiudizi per chi proviene da Paesi (e ambienti) diversi dal nostro. Del resto, con il cosmopolitismo dei nostri figli, se facessimo gli schizzinosi staremmo freschi! Non è un merito ma piuttosto una grazia: nelle nostre famiglie di origine, infatti, tutti potevano essere presi in giro ma a nessuno si poteva mancare di rispetto, e certe cose non si dimenticano, formano la coscienza.

I nonni materni di Gianni durante la guerra avevano dato una mano alla famiglia del dottor Rudich, un medico ebreo di origine rumena che, scampato alla deportazione grazie al sostegno di molti amici, a guerra finita divenne sindaco della città. Gli annali raccontano che Gianni, a 6 anni, si fosse perdutamente innamorato di Esterina, la figlia di Rudich. Un amore disperato perché lei di anni ne aveva quasi il doppio… Comunque, a furia di raccontare questa cosa Gianni ha finito per cercare informazioni su Esterina. Dai e dai, l’ha trovata su Facebook e le ha mandato una lettera a cui lei ha prontamente risposto, commossa, ricordando tanti episodi di quegli anni Cinquanta che sembrano appartenere a un’era lontanissima e incantata.

Ma la lettera di Esterina conteneva anche un accenno un po’ meno incantato, che richiamava la sua condizione di ebrea: “… poi c’è stata l’orribile cesura della Guerra e solo dopo, fine ’46, sono nata io, come disse una volta mio padre, per mostrare tangibilmente che la vita e la speranza devono prevalere”. Parole che dicono la tragedia senza edulcorarla ma aprono alla speranza, che non deve mai morire e che, quando è affidata a una nascita, non tradisce proprio mai.

A scuola dalle Domenicane, ancora Gianni ricorda quelle sante donne delle cuciniere che, quando un bambino la combinava grossa, lo bollavano con un sonoro «giudeo d’un giudeo!», però contraddetto dall’insegnamento delle consorelle che in classe, parlando di Mosè e degli altri profeti, facevano per gli Ebrei un tifo accanito come quello di Gianni per il suo Milan (dove proprio allora cominciava a giocare Rivera!). Così Gianni crebbe convinto che ci fossero gli Ebrei, tanto buoni da aprire la strada a Gesù; e i Giudei, tanto cattivi da ucciderlo…

Un errore teologico, l’antigiudaismo, di cui ha fatto piazza pulita il Concilio Vaticano II. Anche se c’è da dire che, come spiega Hannah Arendt – l’autrice israelita di uno storico reportage sul processo (1961) contro l’organizzatore dello sterminio Adolf Eichmann, pubblicato con il titolo La banalità del male – l’Italia rimane, con la Danimarca, il Paese occupato dai nazisti in cui di gran lunga si sono deportati meno Ebrei. E forse proprio il dottor Rudich ne è esempio e dimostrazione.

Bello ricordarlo oggi, che ricorre il Giorno della Memoria.

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