E tornare a viaggiare…

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di Arianna Ferrari e Andrea Rovati

LEI

Decidere un viaggio è sempre una sorta di lavoro. Bisognerebbe avere del tempo per pensarci con calma, ma la frenesia dei giorni porta talvolta a scelte dell’ultimo momento. Il primo passo è capire la meta. E già qui iniziano dialoghi ben noti: «Dove andiamo?»; «Italia o estero?»; «Freddo o caldo?»; «Città o natura?»; «Itinerante o stanziale?». Omettendo tutte le risposte che ognuno fornisce, con tanto di dissertazione su pro e contro per ogni singola meta, se per ipotesi la scelta cadesse su un luogo sconosciuto, allora c’è da impegnarsi un po’. Comprare guide, capire il luogo, scegliere la zona migliore in cui soggiornare – per me la più comoda e vicina al centro – per poi iniziare a immergersi nel mare magnum della navigazione online che può diventare un dedalo periglioso vista l’enormità di offerte alberghiere che caratterizza il turismo di oggi. Ricerca che percepisco a volte faticosa, se non addirittura ostile, per chi come me ama carta e penna, preferibilmente stilografica. Se riesco a sopravvivere a tutto questo, fatte solo le prenotazioni indispensabili, per me significa essere già in viaggio e pregusto la vacanza. Il resto lo scoprirò sul luogo. Non voglio studiare troppo perché voglio concedermi il piacere – magari un po’ desueto – del viaggiatore d’antan che partiva “alla ventura”. Il sapere tutto a priori toglie alla mia fantasia la magia di restare stupita e meravigliata come una bambina davanti a una nuova realtà. Viaggiare è come sognare (e viceversa).

arifer.77@libero.it

LUI

Viaggio: una parola magica che affascina l’uomo di ogni tempo. C’è senz’altro una base antropologica in questo anelito, che riesce comunque a convivere con il desiderio di fermarci e di sentirci a casa da qualche parte. Ma oggi la modernità mette le vertigini: nessuno nella storia ha avuto ciò che abbiamo noi: fino a un paio di generazioni fa il viaggio era possibile al massimo con la fantasia. Ora tutto il mondo è a portata di click. Bellissimo, ma non c’è rosa senza spina: la nostra è l’era dell’informazione e quindi, se da un lato ogni luogo è sul telefono, dall’altro lato orientarsi è pressoché impossibile. Se vogliamo trascorrere una vacanza in una località famosa e la inseriamo in un motore di ricerca, scopriamo decine di migliaia di risultati, la cui consultazione è ovviamente ben al di là delle possibilità di ciascuno. Quindi due considerazioni. La prima è fosca: la troppa informazione equivale a nessuna informazione (si chiama sovraccarico cognitivo) e siamo in balia di chi (o cosa) mette in ordine i dati che consultiamo. La seconda è più confortante: non c’è algoritmo o intelligenza artificiale che possa sostituirsi all’uomo e alla vita che egli vive. E forse anche in questo straniante XXI secolo la vita nella sua inesorabile dinamica di peregrinazione ci consente di scoprire il valore della nostra identità nella stabilitas loci. Come d’altro canto la consapevolezza delle proprie radici e della propria appartenenza permette di affacciarsi al mondo senza farsene travolgere.

andrea.rovati.broni@gmail.com

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