Cara Giulia, perdonaci

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di SILVIA MALASPINA E CAROLINA MANGIAROTTI

Ciao Giulia,

questa rubrica si intitola Madre e Figlia ma oggi scrivo solo io: ti scrivo come mamma di una quasi tua coetanea, una ragazza come te piena di sogni, di speranze per il futuro e di pervicacia tutta femminile nell’inseguirli e nel tentare di realizzarli. La tua morte mi ha sconvolto nel profondo: ti confesso che era dai tempi di Erika e Omar e dell’efferato massacro familiare di Novi Ligure che un episodio di cronaca non mi toglieva il sonno. Credo fermamente che in questo momento tu sia la figlia di tutti noi che abbiamo prole sui vent’anni e che ci poniamo molte domande in un drammatico frangente: non so darmi risposte, forse perché il dolore mi attanaglia e mi procura un sentimento di ineluttabile sconfitta. Anche Filippo è figlio di tutti noi, baldi genitori cinquantenni che abbiamo voluto rivoluzionare i metodi educativi con i quali siamo cresciuti: via i “questo non si fa”, via le imposizioni, via le ciabatte che volavano quando ne combinavamo una grossa, via i “se prendi un brutto voto, non voglio sentire scuse e sabato non esci”, cadendo nell’illusoria trappola di crescervi felici e liberi, nella speranza che, una volta giunti all’età critica dell’adolescenza, non ci avreste odiato, ma ci avreste sentiti vicini e non ostili. Siamo stati abbagliati dal troppo amore o dalla comodità di dire sì invece che no: se un ragazzo, a detta di chi lo conosceva, “per bene” come Filippo, educato, dalla faccia pulita, sportivo, studente universitario, arriva a sferrare 20 coltellate alla sua ex fidanzata, senza, a quanto pare, avere dato mai segnali di disagio o aver manifestato a qualcuno, tanto meno ai genitori, sofferenza o malessere, per me significa che abbiamo fallito. In questa tragica vicenda le vittime siete entrambi: tu, Giulia, trucidata senza pietà in un raptus di lucida follia omicida e Filippo, che non ha retto a una serie di smacchi come il tuo disinnamoramento, la tua laurea prima della sua, il tuo imminente trasferimento a Reggio Emilia per proseguire gli studi. Non pensare che io sia uscita di testa e dica cose senza senso: Filippo è, come tanti sui coetanei che, grazie a Dio, non arrivano a uccidere, la vittima di un non-sistema educativo che noi abbiamo messo in atto. Abbiamo cresciuto i figli con un sovraccarico di amore e protezione, abbiamo tentato in ogni modo di risparmiare loro fatiche, dolori, sconfitte e ora ci ritroviamo di fronte a giovani adulti incapaci di reggere i rifiuti e le difficoltà. Sento dire da più parti che voi ragazze siete molto più “toste” dei vostri coetanei maschi e, per la mia esperienza, posso confermare: questo, ahimè, non vi mette al riparo dalla violenza e noi non siamo più in grado di proteggervi, perché dovete volare in alto da sole.

Ciao, Giulia, riposa in pace insieme alla tua mamma e, se puoi, perdonaci.

silviamalaspina@libero.it

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