Per Manzoni c’è una sola verità

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Magnifica giornata lo scorso 22 maggio a Milano, nella Casa di Alessandro Manzoni. A ricordare il grande scrittore a 150 anni dalla morte il presidente Mattarella con il sindaco Sala e il presidente della Regione Lombardia Fontana, accolti dai due presidenti (onorario ed effettivo) di Casa Manzoni: Giovanni Bazoli e Angelo Stella. Su RaiPlay è possibile riascoltare i loro discorsi, tutti intonatissimi (persino quelli dei politici…).

Insomma, un momento di grande televisione e di vera cultura.

Un momento che, per certi versi, ci è parso “in famiglia”. In quella Casa infatti noi siamo stati più volte per seguire conferenze, Gianni anche per presentare i suoi libri e, in un’occasione, per commemorare il suo maestro Franco Gavazzeni. Ci è parso familiare Stella, nostro professore all’università, borromaico e amico. Dal Collegio Borromeo viene anche Giuseppe Polimeni: di origini oltrepadane, vive a Tortona e insegna ora all’Università di Milano. È stato lui, con un collega, a introdurre il programma televisivo.

Nel suo intervento Mattarella ha ricordato, con tocco squisitamente cristiano, che «è la persona, in quanto figlia di Dio, e non la stirpe, l’appartenenza a un gruppo etnico o a una comunità nazionale, a essere destinataria di diritti universali». Parole che si attagliano perfettamente agli umili dei Promessi sposi, Lucia Mondella ed Enzo Tramaglino, che appunto sono persone, non proprietà feudale del signorotto di turno (“Son come gente perduta sulla terra; non hanno né anche un padrone: gente di nessuno”, penserà di loro don Rodrigo).

A noi Manzoni è sempre piaciuto un sacco, persino ai tempi di scuola. Intuimmo subito la meraviglia del suo stile (“scrive con una mano che non pare aver nervi”, disse di lui Graziadio Isaia Ascoli) e la profondità del suo animo tormentato. Poi i nostri studi e la stessa frequentazione di Cesare Angelini, manzoniano quant’altri mai, non hanno fatto altro che aumentare e perfezionare questa nostra passione.

A furia di leggerlo, abbiamo anche imparato a non tener troppo conto di facili etichette come per esempio quella di “cattolico liberale” o di “mediatore” con il mondo moderno. Manzoni era semmai cattolico e liberale, essendo per lui il liberalismo un metodo politico, non un sistema etico-filosofico.

Da questo punto di vista, nelle pagine straordinarie delle Osservazioni sulla morale cattolica Manzoni insiste sul principio di “unità della fede” contro uno dei più pericolosi dogmi della modernità: che cioè vi sia una verità religiosa distinta dalla verità laica. Da cui il solito giochino dialettico tentato verso chi sostiene posizioni in contrasto con quelle del mondo: «Da cattolico sei libero di sostenere questa tesi, ma non puoi imporla a chi non lo è…».

Come se fosse possibile una doppia verità. Ma per Manzoni la verità è una sola e, per esempio, tra due divergenti asserzioni etiche, una sola può essere giusta. Questione di logica!

cantiamolavita@katamail.com

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