Non fischi ma fiori

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di Silvia Malaspina

In questi ultimi giorni si è infuocato il dibattito sul fenomeno del catcalling (termine che descrive l’eufemismo «dalle macchine per noi i complimenti dei playboy» cantato da Fiorella Mannoia), complice la denuncia su un social da parte di Aurora Ramazzotti circa i commenti che le vengono rivolti mentre fa jogging per le vie di Milano. All’esternazione ha ribattuto tale “Er Faina” (pare abbia 1 milione di followers!) il quale, con baldanzosa nonchalance, si è espresso con entusiasmo a favore del catcalling, sostenendo che non ci sia alcun problema nel fischiare una ragazza per strada, magari con tanto di urlo finale «aaa fantasticaaa!». Anzi, la destinataria dovrebbe esserne lusingata e ringraziare per il “cortese” apprezzamento.

Il fischio quindi, secondo il multicolor e ruspante influencer, è una pratica normale che non dovrebbe recare fastidio a nessuna donna.

Eppure fischiare è un atto generalmente dedicato agli animali e non alle persone (io però non lo uso nemmeno con il mio cane, che chiamo con vezzeggiativi che ho pudore a riportare!), quindi non capisco il gesto di fischiare a una donna, o ad un uomo: alle persone non si fischia, le si chiama per nome o, se non le si conosce, si opta per un generico: «Mi scusi, signora, un’informazione…». Il fischio indica mancanza di rispetto, neutralizza l’individuo e lo mette in imbarazzo: in qualsiasi contesto o luogo è una cosa da non fare e questo vale per tutti.

Noi signore, però, siamo oggetto anche di altre sgradite performances, tipo il suono del clacson, accompagnato da commenti volgari, schiocchi, sorrisi e attenzioni non sollecitate, che hanno il potere di intimorire e di generare disagio. Questo fenomeno è indipendente dall’età e dal modo in cui ci si veste, prova ne sia il fatto che molte manifestazioni sono indirizzate alle donne mentre praticano sport all’aperto e quindi non sono certo “sex bomb” abbigliate con tacco 12, minigonna e calze a rete.

Torniamo, ahi noi, sul problema dell’esercizio di un micropotere: quello che fa sentire le donne per strada in una specie di libertà vigile e vigilata e che vorrebbe renderci, talvolta riuscendoci, più caute e ansiose, quindi meno libere.

In molti Paesi il catcalling è considerato reato: in Francia, nel 2018, il presidente Emmanuel Macron ha varato un disegno di legge che considera il catcalling una vera e propria molestia punita con multe fino a 750 euro.

In Italia, invece, non esiste una norma di legge che punisca questo tipo di condotta; a me però sembra svilente che il rispetto, non solo per le donne, ma per ogni essere umano e direi per ogni essere vivente, debba essere imposto con il timore di una sanzione: non sarebbe più edificante rimodulare il vecchio verso «mettete fiori nei vostri cannoni» con un «non fischi ma fiori»?

silviamalaspina@libero.it

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