Dispetti da condominio

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di Patrizia Ferrando

Il 13 novembre, come sapete, si è celebrata la giornata mondiale della gentilezza, idea giapponese di un giorno di delicatezza di modi e garbata pacificazione dello spirito. Questa rubrica, con tanto chiacchiericcio di posate, fiori, abbigliamento elegante, spesso sfiora il tema della gentilezza, vera matrice delle intramontabili maniere buone e non solo. Le giornate dedicate a temi, più o meno importanti, sono spesso inattese occasioni di riflessione indiretta. A me è capitato, ad esempio, in relazione ad attività di sensibilizzazione nelle scuole, di ascoltare la frase di un bambino: «Le persone gentili non fanno dispetti». Solo la visione naif di un bimbo? In parte. Non tutti i dispetti, e la voglia di farli, tramontano con l’infanzia. Così ho pensato di tratteggiare, con un po’ d’ironia, una ipotetica giornata contro i dispetti e di segnarne le tappe in un luogo potenzialmente “a rischio”: il condominio.

Se il vostro risveglio è accompagnato dalla musica, evitate di smanettare col volume perché “l’assolo lo devo sentire dentro”. Non fate vibrare al ritmo dei Led Zeppelin i ninnoli del vicino, anche se è lo stesso con cui avete discusso per l’antenna parabolica e naturalmente (ma non per dispetto, figuriamoci) gliel’avete puntata su un satellite turco. Se proprio non riuscite a digerire la vicenda, almeno guardate l’orologio e non accendete l’impianto in stile ritorno al futuro prima di una certa ora, lontana dall’alba.

La partenza sta in un senso di civiltà e in alcune regole di tolleranza… quelle da non far finire cestinate, soprattutto non nel contenitore dell’umido del vostro dirimpettaio, insieme alle ciabatte che avete deciso di buttare. Ad esempio, entrando nell’androne del palazzo non fatevi tentare dall’accumulo dei volantini in una sola cassetta della posta, guarda caso quella del tipo antipatico che sta al terzo piano.

Un saluto vero, quindi non la torsione della cervicale in stile saloon, a chi sarà in vostra compagnia in ascensore, farà di voi vicini più graditi. Dimenticatevi di fare giochetti con la pulsantiera e tocchi con destrezza da croupier per chiudere le porte alla partenza ed evitare altri passeggeri.

Accadrà che vengano trasmesse partite. Non commentate con apprezzamenti sguaiati il telecronista, sempre della squadra avversaria e magari parente dell’arbitro. Non si impone essere muti ma evitare almeno il rullare, proprio sull’angolo libero dai tappeti, per un fallo non fischiato. Manco a dirlo, non si tirano suppellettili contro lo schermo o telecomandi a palombella. Ovviamente in caso di rete, non si esulta percuotendo ritmicamente la parete che confina con la camera da letto del vicino.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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