Come cambia la raffigurazione della croce di Cristo nella storia

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TORTONA – Martedì 13 aprile, sulla piattaforma Zoom, è iniziato il ciclo di appuntamenti dal titolo “Arte per la fede – Catechesi con l’arte nel Tempo di Pasqua”, organizzato dall’Ufficio Catechistico della Diocesi, tenuto dal gesuita padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria “San Fedele” di Milano.

Dopo il saluto di don Fabrizio Pessina, responsabile dell’Ufficio Catechistico e parroco della Pieve di Novi Ligure, e la recita della preghiera iniziale, padre Dall’Asta ha introdotto il tema della serata, “La croce: Christus patiens e Christus gloriosus”.

L’oratore ha precisato come nei primi secoli si evitava di mettere in scena la morte di Gesù giudicata troppo vergognosa; in seguito la croce diventa una delle immagini centrali della fede, simbolo di identità, conosciuto da molte civiltà. Nella storia la crocifissione designava una terribile pena capitale, caratterizzata da angoscianti torture. La riflessione di Paolo di Tarso, in particolare nella prima lettera ai Corinzi, lo spiega: «Follia per un greco, scandalo per un giudeo». La conferenza è partita dalle rappresentazioni di Cristo di Sant’Apollinare in Classe e Galla Placidia, per soffermarsi poi sull’arte Medioevale (Santa Maria Antiqua e Sant’Angelo in Formis) e su quella rinascimentale e barocca (Raffaello, Michelangelo, Rubens), la cui armonia è mutuata dalla statuaria greco-romana. La croce, da evento infamante dei greci, diviene il “logos”, il senso della vita. Dall’VIII secolo il corpo del Messia è rappresentato nella dimensione della gloria. Padre Dall’Asta parlando dell’arte medioevale ha evidenziato come nella Crocifissione della Basilica di S. Angelo in Formis il Messia ha un volto ieratico, splende nella sua bellezza, vittorioso sulla morte, pur con i piedi e le mani trafitte dai chiodi, come ad abbracciare l’umanità.

In Raffaello, Michelangelo, Rubens Cristo è rappresentato nella straordinaria bellezza di un corpo trasfigurato. Molto interessante il suo commento sulla crocifissione di Matthias Grünewald a Issenheim in cui, capovolgendo le immagini gloriose della tradizione rinascimentale italiana, è messo in scena un Cristo dolente, piagato, immerso nell’oscurità della notte. Il relatore ha, infine, parlato del crocifisso nell’età contemporanea (Rouault, Duff, Chagal). Se nel Novecento le immagini di Dio sembrano giunte a un capolinea, la figura di Cristo continua, invece, a suscitare un grande fascino. Nel finale il gesuita ha descritto l’altare maggiore della chiesa di San Fedele a Milano. Don Fabrizio Pessina ha esortato i numerosi utenti collegati a meditare sugli spunti ricevuti e a riflettere su quali “figurae Christi” hanno attraversato la vita di ciascuno. Il prossimo appuntamento è per martedì 27 aprile, sempre alle ore 21, sulla piattaforma Zoom; si parlerà di Leonardo da Vinci e della “Vergine delle rocce – L’elogio della fecondità”.

Cristina Bertin

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