Beato Innocenzo da Berzo

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Questa settimana il Beato di cui parliamo è Innocenzo da Berzo, al secolo Giovanni Scalvinoni che Papa Giovanni XXIII beatificò il 12 novembre 1961 a Roma e che la Chiesa ricorda il 3 marzo.

Nacque a Niardo, in provincia di Brescia, il 19 marzo 1844 da un’umile famiglia, composta dalla madre e dal padre che morì poco dopo la sua nascita.

Ricevette l’istruzione nel collegio di Lovere per cinque anni e poi nel seminario di Brescia dove, il 2 giugno 1867, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

Il suo primo incarico, come vicario, fu a Cevo, in Val Saviore, dove rimase per due anni prima di essere nominato vice-rettore nel Seminario di Brescia. Poi fu inviato come vice parroco a Berzo Inferiore e insegnò come professore. I compiti di responsabilità direttiva si rivelarono per lui una vera sofferenza, mentre era insuperabile quando si trattava di aiutare un povero o di restare in adorazione davanti al tabernacolo, di leggere e studiare. Il 16 aprile 1874 don Giovanni, a 30 anni, con il consenso della mamma e del vescovo, decise di seguire la chiamata che sentiva nel cuore ed entrò nel convento cappuccino dell’Annunciata, oggi a Piancogno, dove iniziò il noviziato con il nuovo nome di fra’ Innocenzo da Berzo chiamato poi, confidenzialmente, “ol fratì” o “fratasì de Berz”. La sua biografia da cappuccino è di grande semplicità. Dopo la prima professione del 29 aprile 1875 fu destinato al convento di Albino. Vi rimase solo un anno e poi ritornò all’Annunciata, dove emise la professione solenne il 2 maggio 1878 e fu nominato vicemaestro dei novizi. L’incarico durò poco poiché il noviziato fu portato a Lovere. Il ministro provinciale, amico di Rosmini, p. Agostino da Crema, lo chiamò a Milano nel 1880 a far parte del gruppo redazionale della rivista Annali Francescani. Pochi mesi dopo, a febbraio 1881, fu mandato per supplenza al convento dei Sabbioni di Crema e a giugno ritornò alla sua solitudine dell’Annunziata. Superiori e confratelli si convinsero di lasciarlo tranquillo nel suo isolamento.

Si distinse per alcuni fenomeni mistici quali la capacità di leggere il cuore, la levitazione, le estasi e le benedizioni miracolose. Questi fenomeni, testimoniati al processo di beatificazione, attirarono moltissime persone al Convento dell’Annunciata. Ammalatosi gravemente ad Albino, fu trasferito nell’infermeria dei cappuccini di Bergamo, dove morì il 3 marzo 1890. Seppellito prima a Bergamo, fu portato poi a Berzo Inferiore. Una parte delle sue reliquie sono a Niardo e le altre sono sotto l’altare a lui dedicato all’Annunciata, meta di numerosi pellegrini.

Daniela Catalano

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