Astronauti-agronomi: dal Cosmo la salvezza della Terra

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Nella “Villa delle Stelle” a Busalla si è appena conclusa la sesta edizione del Festival dello Spazio ideato da Franco Malerba. Che ci racconta i temi che sono stati affrontati

Franco Malerba, il primo astronauta italiano ad andare nello spazio, originario di Busalla, è tornato ad abitare nella nostra Diocesi, a Sarissola. In questa intervista ci offre la testimonianza della sua straordinaria esperienza, il volo nel cosmo e ci racconta ciò che sta facendo oggi «perché un astronauta, come un ricercatore, non va mai in pensione». «Quando non è più dato di volare – afferma – è ancora possibile operare per offrire un’esperienza culturale utile alla società». Come l’organizzazione a Busalla del Festival dello Spazio che è giunto alla sesta edizione ed è da poco terminato.

Parliamo della sesta edizione del Festival?

«Credo che l’edizione 2022 del Festival abbia bene interpretato, grazie a più di cinquanta relatori, il suo mandato culturale di raccontare l’avventura spaziale nei suoi tre momenti chiave: esplorare, conoscere, utilizzare. Siamo stati iniziati alla sfida di realizzare basi sulla Luna e allo stesso tempo creare valore e benefici per gli esseri umani sulla Terra.

Un preciso tema-filo conduttore del Festival era l’esplorazione umana di nuovi mondi dall’angolo visuale dell’alimentazione lontano dalla Terra. Quali semi ci porteremo dalla Terra e cosa troveremo oltre la Terra? Il cibo del menu della Stazione Spaziale Internazionale oggi in orbita terrestre è portato da terra, con altrettanti moduli-cargo, perché la Stazione Spaziale è relativamente vicina, a “soli 400 chilometri” di quota, ma la realizzazione di missioni abitate molto distanti sarà subordinata alla messa a punto di produzioni di cibo “in situ” autosufficienti, per la salute e il benessere, sia fisico sia psicologico, degli astronauti. Si dovrà in buona sostanza ricreare artificialmente un ecosistema che imita l’ambiente terrestre, ove le piante producono cibo e ossigeno per gli astronauti e questi ricambiano producendo anidride carbonica e rifiuti riciclati a bordo come fertilizzanti. Abbiamo visto questo scenario rappresentato nell’eccellente film di fantascienza Sopravvissuto (The Martian) di Ridley Scott, ove l’astronauta Mark Watney (impersonato da Matt Damon), abbandonato sul suolo marziano perché ritenuto morto durante una tempesta marziana, sopravvive per lunghi mesi coltivando patate nell’arida regolite marziana, concimata con i rifiuti organici del suo equipaggio rimasti in loco. Gli astronauti che opereranno sulla Luna e più ancora su Marte saranno anzitutto anche agronomi!».

Perché si è impegnato in questo progetto e perché a Busalla?

«La risposta più facile è “perché a Busalla”. A Busalla sono nato, sono nato nella stazione del treno di Busalla perché il mio papà era capostazione e gli competeva un alloggio nella stazione per non smettere mai di occuparsi dei treni; vi ho trascorso la prima parte della mia vita, fino alla quinta elementare, poi la famiglia si è spostata a Genova, nella grande città, per facilitare gli studi di noi ragazzi, mia sorella Maristella ed io, ma qualche legame è rimasto; in occasione della mia designazione al volo nello spazio, una folta delegazione di busallesi si organizzò per venire ad assistere al mio lancio a Cape Canaveral e venne poi a Houston a celebrare il mio rientro con trenette al pesto, cucinate nell’oratorio della nostra chiesa a Clear Lake. Si è costruito allora un particolare collegamento emotivo che esiste ancora oggi, che mi sembra meritare di essere ancora rinfocolato in qualche modo. La domanda “perché il festival” è più complessa. Rimando per questa ad alcune delle riflessioni di don Giuseppe Tanzella-Nitti, astronomo e teologo, che ormai da qualche anno collabora con noi al programma del Festival e ci ha offerto quest’anno una conferenza su “Le dimensioni umanistiche della ricerca scientifica”».

Scienza e umanesimo parrebbero superficialmente momenti diversi e distinti della società, – come afferma appunto don Giuseppe Tanzella-Nitti, professore ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma – soltanto perché usano metodi di conoscenza diversi e in qualche modo incompatibili; ma la scienza in realtà possiede una dimensione umanistica intrinseca che è fonte di dignità morale, di risorse educative; è fonte di libertà, perché aiuta a superare i limiti della malattia, della povertà del sottosviluppo, a liberare dall’ignoranza e dalla superstizione. Di qui la responsabilità dello scienziato che va oltre il suo “essere cittadino” poiché sa di più e ha una responsabilità in più.

«Inconsciamente credo che sia questa la molla che mi incoraggia e gratifica ogni anno nella fatica di progettare e realizzare il Festival dello Spazio con l’aiuto di tanti colleghi, amici del mondo della scienza, cercando di portare a coloro che salgono alla “villa delle Stelle” dei contenuti interessanti; sono temi intrecciati con l’attualità dell’esplorazione del Cosmo, che è una dimensione tra le più affascinanti della ricerca scientifica; lo facciamo con rigore scientifico, ma anche con la leggerezza della divulgazione.

Per essere più “digeribili” aggiungiamo al programma qualche tema curioso, che coinvolga profili di visitatori diversi. Il Festival 2022 ha dedicato una sessione all’olio extravergine d’oliva, un vanto ligure, perché nel palinsesto di sperimentazioni che Samantha Cristoforetti sta realizzando sulla Stazione Spaziale c’è anche la valutazione di quattro oli EVO italiani, di diverso profilo sensoriale, accomunati da un alto contenuto di antiossidanti naturali, molto utili a chi è sottoposto a intenso stress psico-fisico. A Villa Borzino una sala era attrezzata per assaggiare gli olii italiani “spaziali” con la guida di espertissimi “assaggiatori” di Unaprol.

Nel capitolo “mostre” il Festival ha proposto ai visitatori il tema della “Terra vista dallo spazio” con una serie di fotografie scattate dagli astronauti di luoghi noti e di luoghi sconosciuti del nostro pianeta; ognuna di queste immagini porta con sé un messaggio, induce ad una riflessione ora sul luogo di un fenomeno naturale singolare ora su un’attività antropica di notevole impatto ambientale. Il Festival dello Spazio ritornerà – lo speriamo – l’anno prossimo, con altri temi affascinanti; la sfida dell’esplorazione continua».

Un evento scientifico

Il Festival dello Spazio di Busalla è un appuntamento annuale di divulgazione scientifica del calendario spaziale nazionale. Nato nel 2017 è giunto alla sesta edizione del 2022 che si è svolta tra il 30 giugno e il 3 luglio scorso. Offre mostre, demo interattive, audiovisivi, una libreria, osservazioni astronomiche, annulli astro-filatelici sempre nuovi e offre soprattutto l’ascolto e l’incontro con i protagonisti dello spazio attraverso molte conferenze tematiche che coinvolgono relatori dell’ASI, dell’ESA, della NASA, dell’Accademia, della Ricerca e dell’Industria. Il palinsesto del Festival porta a Busalla esperti scientifici, abituati a parlare un linguaggio divulgativo comprensibile a tutti. L’edizione 2022 ha ospitato 41 relatori provenienti dall’Accademia e dall’Industria e dalle Istituzioni che impersonano la politica spaziale europea. Ogni anno il Festival propone ai giovani studiosi laureati di ogni disciplina un concorso a premio per un elaborato su un tema legato all’esplorazione dello spazio. Il premio è di 1000 euro.

Un astronauta divulgatore

Franco Malerba è nato nel 1946 a Busalla, dove organizza il Festival dello Spazio, ed è stato il primo astronauta italiano. Ha fatto parte dell’equipaggio dello Space Shuttle Atlantis partito 30 anni fa, il 31 luglio 1992, nel corso della missione STS-46 che portava in orbita la piattaforma tecnologica europea EURECA 1 e il satellite italiano Tethered. Si è laureato in Ingegneria elettronica e in Fisica all’Università di Genova, ha poi ricoperto in diversi ruoli e responsabilità nella ricerca e nell’industria di alta tecnologia, in Europa e negli Stati Uniti. È stato Ufficiale di Marina di Complemento. Ha conseguito il brevetto di pilota privato negli Stati Uniti. Oggi si propone in veste di speaker per eventi pubblici, aziendali, privati e televisivi, con una proposta qualificata dal punto di vista scientifico e di immediato impatto emozionale. È anche attore nello spettacolo teatrale Viaggio nello Spazio, un emozionante reading video-musicale in cui, accompagnato dai Solisti dell’Orchestra classica di Alessandria e dalla consorte, Marie Aude, conduce il pubblico in un viaggio attraverso quadri tematici che raccontano i diversi momenti della sua grande avventura nello spazio.

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