Treni e microcosmi

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Ancora a Monaco, ma non parleremo della nostra nipotina. Vi racconteremo invece del viaggio, visto che per la seconda volta di fila ci siamo serviti del treno, più lento ma più contemplativo della macchina: si può leggere, pensare, chiacchierare, persino dormicchiare…

A gennaio avevamo addirittura scelto, per il ritorno, un vagone letto low-cost sulla linea Monaco-Genova, servizio da poco inaugurato che ci ha fatto provare i brividi dell’Orient Express. Stavolta invece in entrambi i sensi intercity sino a Verona, con cambio verso il Brennero e viceversa. Luoghi a noi cari, anche se vedere Trentino e Aldo Adige senza neve mette un po’ di tristezza.

Nel microcosmo dello scompartimento, all’andata chiacchieriamo con una coppia di Francoforte sul Meno, la città dove Gianni è stato concepito; cosa di cui va fiero non per esterofilia ma per il fatto di avere avuto una madre tanto cristianamente spudorata da confessarglielo, in tempi in cui di certe cose chissà perché ci si vergognava. I due tedeschi apprezzano.

Il meglio è al ritorno. Visto che «parla anche con i sassi», come ripete spesso la moglie, ecco Gianni conversare calorosamente con un corpulento ingegnere bavarese, diretto a Bolzano per una fiera. Al quale è persino riuscito a parlare del beato Antonio Rosmini, il cui pensiero costituisce la filigrana filosofica dei Promessi sposi. Interessatissimo, l’ingegnere ha preso appunti e riportato citazioni in alcuni fogli poi raccolti in un suo quadernone. In particolare lo hanno colpito le parole “Adorare tacere godere”, che Rosmini sul letto di morte (a Stresa) affidò all’amico Manzoni. Come interpreta il teologo Ermes Ronchi, adorare per “aprire varchi” al Signore; tacere per amore della parola di Dio; infine, godere perché il Vangelo ci garantisce che la vita ha come fine la vera felicità.

Rosmini aveva però anche spiegato che occorre “godere la vita, non cercare il godimento”. Non edonismo, dunque, ma gioiosa pienezza di vita.

A Verona, dopo un buon caffè macchiato, sosta nella cappella della stazione. Recitiamo il rosario. Si unisce a noi un aitante signore, in realtà un sacerdote “in pensione” che frequenta luoghi in cui ci può essere bisogno di lui (era infatti entrato in compagnia di un barbone).

In fortissimo ritardo il treno per Milano (purtroppo per un incidente mortale dalle parti di Mestre), siamo stati accolti da un Eurostar proveniente da altra linea. In questo nuovo microcosmo, una signora dà consigli sulle fermate della metropolitana milanese a una ragazza straniera e poi, quando questa se ne è andata, le viene in mente che – per agevolarla – avrebbe potuto offrirle un biglietto della metro che tiene sempre di scorta… La gentilissima capotreno volentieri fa da tramite e rintraccia la ragazza.

Semi di gentilezza cristiana che germogliano nel nostro mondo complicato.

cantiamolavita@katamail.com

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