Tortonese e Novese: #siamoaterra; lasciateci lavorare

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Sono tra le categorie più colpite dalle nuove chiusure imposte dal Dpcm: ristoratori, baristi, pizzaioli, titolari di agriturismi, gelatai, produttori di vino… Siamo andati a intervistarli per ascoltare le loro voci e per sostenerli

Mercoledì 28 ottobre ad Alessandria, come in molte altre città italiane, i ristoratori sono scesi in piazza per protestare contro il Dpcm del 22 ottobre che imponeva la chiusura alle ore 18.

La manifestazione si è svolta nel rispetto delle regole e con grande dignità. Con lo slogan «#siamoaterra», si sono radunati, davanti alla Prefettura, numerosi baristi, chef, camerieri, gelatai e sommelier che hanno accolto l’invito della Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi), organizzatrice dell’evento. Alle ore 11.30 è stato suonato il “Silenzio” con la tromba e tutti i manifestanti si sono seduti a terra, distanziati e con la mascherina e poi alle ore 12, insieme, hanno canto l’inno nazionale. Alcuni partecipanti sono arrivati con la loro divisa da lavoro e altri con il registratore di cassa in mano. Vittorio Ferrari, presidente di Confcommercio Alessandria, ha calcolato «migliaia di posti di lavoro a rischio». «I nostri esercizi – ha aggiunto – sono innanzitutto imprese con i conti da far tornare a fine giornata. Siamo una parte fondamentale dell’identità italiana. E di fronte a una tragica emergenza sanitaria, non possiamo essere considerati “non essenziali”».

Tra i partecipanti c’era anche Giancarlo Losacco, titolare della gelateria “Il mare di Vho” di Tortona. «Noi non siamo untori e neppure persone che non rispettano le regole» – ha detto Losacco. «Siamo scesi in piazza con i cartelli e in silenzio per esprimere come ci sentiamo in questo momento cioè a terra».

La difficoltà del momento ha impedito anche l’assunzione di personale stagionale tipico per una gelateria. «L’estate è stato un periodo positivo. – ha proseguito Losacco – Noi abbiamo sempre rispettato le regole e lo abbiamo fatto fare anche ai nostri clienti, anche se in molti casi non sempre siamo stati compresi e nella nostra categoria alcuni hanno trasgredito le norme.

Abbiamo dovuto fare una certificazione giornaliera dell’attività produttiva e ci siamo dotati di tutti i dispositivi sanitari necessari».

Dal punto di vista economico ha spiegato di aver ricevuto un aiuto dall’Agenzia delle Entrate e dalla Regione Piemonte, mentre il famoso bonus dei 600 euro è arrivato solo pochi giorni fa. Losacco ha voluto ringraziare le aziende che hanno creduto in lui e lo hanno sostenuto dandogli la possibilità di poter lavorare.

Anna Ghisolfi non era in Alessandria ma si unisce a Giancarlo nella denuncia di un momento difficile e di sofferenza.

Dopo un’estate in cui ha lavorato molto bene, fino ad oggi ha introdotto il pranzo solo al sabato per non creare concorrenza agli altri locali che cucinano da mangiare a mezzogiorno.

«I piccoli locali hanno sofferto tantissimo anche a Tortona per lo smartworking che ha causato la perdita di molti pasti durante l’orario lavorativo».

Il suo ristorante ha ripreso le consegne a domicilio, superando i vari disagi e ha trovato una formula di cassa integrazione per i dipendenti che permette di farli lavorare all’occorrenza. «In questo momento – ha affermato – siamo tutti nella stessa situazione. La chiusura dei ristoranti a Parigi è emblematica in questo senso. Purtroppo manca la chiarezza per quanto riguarda i rimborsi. Non c’è nessuna possibilità per chiederli. Servono risposte precise e puntuali e maggiore concretezza».

Una situazione critica è stata evidenziata anche nel Novese da Enza Narcisi, proprietaria della “Locanda dei Narcisi” di Pozzolo Formigaro che, dopo un’estate positiva, ha parlato con amarezza di un vero e proprio crollo lavorativo per quanto riguarda la sera e il fine settimana. «Per i pranzi già da tempo con il lavoro da casa c’era stato un calo significativo. – ha precisato Enza – A nulla è valso l’impegno di essere il più possibile attenti al discorso della prevenzione perché il macchinario all’avanguardia appena acquistato per la sanificazione non è stato neppure usato essendo arrivato l’ordine di chiudere. Abbiamo lasciato tutti i dipendenti a casa e non abbiamo ancora ricevuto nessuna notizia sul decreto ristoro. Noi non vogliamo nessuna elemosina, vogliamo solo lavorare».

«Il lockdown – ha puntualizzato – andrebbe fatto valutando i vari casi e stabilendo il tipo di clientela e di offerta». Per cercare di far fronte alla crisi lei si è inventata l’idea di realizzare dei panettoni artigianali che saranno spediti in tutta Italia attraverso l’e-commerce e nella provincia di Alessandria consegnati a domicilio.

Una voce moderatamente contro corrente, raccolta prima del nuovo lockdown, è stata quella di Elena Toso, proprietaria del ristorante albergo “La Baita” di Salogni, che, seppur con molta difficoltà, nei giorni scorsi ha continuato a lavorare. «Per adeguarci perfettamente alle norme – ha raccontato – eravamo passati da 120 a 52 posti che con la riduzione dei tavoli a quattro erano diminuiti ulteriormente riuscendo almeno a fare il tutto esaurito.

Il nostro locale si trova in un posto immerso nella natura e lontano dal traffico cittadino e questo, in qualche modo, ci ha aiutati. I clienti scelgono di venire da noi per trascorrere qualche momento di relax».

Daniela Catalano

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